Professore Angelo Vecchio.

Tu lo volesti, ed io ho compiuto l'«Abrakadabra». Lo dedico a te, che mai non cessasti di insistere perchè io conducessi a termine questo bizzarro lavoro, tante volte ripreso e sospeso.—Ecco un libro, che ai più sembrerà una stravaganza, fors'anche una insensatezza Tu, arguto e gentile, scoprirai in esso qualche seria intenzione, qualche tema sociale e politico degno di meditazione e di studi. Io ho pagato il mio debito a te ed ai pochi dei quali ho ambito la stima e l'affetto. Questo mi stava a cuore; del pubblico superficiale e svogliato poco mi preme. Ti ringrazio del bene che mi hai fatto incessantemente, spronandomi al lavoro e combattendo le mie diffidenze. Ricordami sempre quale uno de' tuoi amici più affezionati.

A. GHISLANZONI

Caprino Bergamasco, 28 novembre 1883.

PROLOGO

CAPITOLO I.

Perchè quell'uomo si chiamasse «Abrakadabra».

Nell'aprile dell'anno 1860, un eccentrico personaggio venne ad abitare l'alpestre paesello di C….

Era un uomo sui cinquant'anni, magro, sparuto, dagli occhi incavati ed immobili, dal sorriso amorevole, tratto tratto mefistofelico.

La foggia del suo soprabito nero, ampio, abbottonato fino al mento e lungo fino al tallone; la callotta di tela ch'egli portava, a guisa di turbante, involta a più riprese da una fascia azzurra; tutto il suo abbigliamento formava una strana figura di prete e di pascià, che lungi dal riuscire ridicola, ispirava simpatia e rispetto.