Ma prima che si rivelino i dolori latenti, illudiamoci ancora un istante su questa superficie di bene.
CAPITOLO IX.
Il prete e la donna.
Il secolo ventesimo è eminentemente spiritualista.
Un secolo di temperamento nervoso, di umore ipocondriaco—sentimentale fino alla affettazione.
Un secolo che abusa di fantasia, che stravizza nello studio e nella operosità, che si strugge dietro l'ideale di una perfezione impossibile.
Un secolo che delira di ascetismo e di amore.
Il prete e la donna, come nel medio evo, rappresentano le figure predominanti di questa nuova società, che intenderebbe sublimarsi emancipandosi da ogni istinto materiale.
Dopo la riforma religiosa, che ebbe principio colla distruzione di Roma, due foggie di preti, il bianco ed il nero, simboleggiarono distintamente la chiesa novella e la antica, le superstizioni del passato e la fede dell'avvenire.
I preti della chiesa riformata vestirono la tunica bianca come gli antichi leviti. I settarii del non possumus mantennero il loro abito nero, fatto più sudicio e più lugubre.