Attraversarono a lenti passi la Via della Misericordia. Il bianco levita, colla bisaccia sulle spalle, un largo cappello in testa, e un bastone di giunco alla mano, era costretto di soffermarsi ad ogni tratto perchè il compagno riprendesse lena. La lunga via era affatto deserta, le finestre e le porte serrate, la solitudine resa più tetra dalle ombre crepuscolari.
Dopo un'ora di cammino, i due pellegrini si trovarono lunge dalle case, all'aperta campagna. Le ombre si eran fatte più dense—la Stella d'Amore spuntava nel firmamento.
I due viandanti udirono uno squillo lontano—entrambi si fermarono.
—Fratello!—disse il levita—è l'ora di benedizione! Questo suono tu devi conoscerlo. In questo punto tutti i tuoi fratelli piegano il ginocchio, e ringraziano Dio colla preghiera del cuore che in parole non si traduce. Il gran levita dalla torre del tempio inaccessibile, stende la mano a benedire tutti i figli della terra… Inginocchiati, o fratello!
L'Albani piegò le ginocchia—un tremito convulso gli scosse le membra—indi proruppe in uno sfogo di lacrime.
Quand'egli levossi per riprendere il cammino:—Ho sentito la voce di Dio!—esclamò l'Albani con accento rassegnato:—io avrò forza per compiere il duro pellegrinaggio… Espierò la mia colpa… rivivrò nella stima e nell'amore dei fratelli… purchè voi non mi abbandoniate!
—Abbandonarti!—esclamò il levita colla sua voce d'angelo—qual altra missione può avere il sacerdote di Cristo fuori quella di portare la croce degli infelici, di perdonare e di redimere?
I due viandanti si abbracciarono, e di nuovo si posero in cammino.