—C'è da perder la testa a imparare queste nuove denominazioni! Che ne dici, caro Perelli?… Hanno fatto un gran sfoggio di belle parole, ma nel fatto non si è punto avvantaggiato! Fra le nostre Giunte municipali e i moderni Consigli di famiglia non veggo gran differenza…
—Io direi piuttosto che siamo andati di male in peggio.
—Figurati se in una giornata come questa non si doveva pensare a far venire da Bergamo o da Como duecento o trecento case di ferro!… Signori no! ha detto il Sindaco… o Gran Proposto… come ora lo chiamano… Milano non deve ricorrere alle famiglie minori—non deve disturbare i vicini—Milano deve fare da sè!—Ed ecco… corpo di mille diavoli!… che per voler fare da sè, il Municipio… non ha saputo far nulla… e il decoro della città è compromesso!…
—Questo nostro Sindaco… o Gran Proposto… vuol durar poco nella sua carica!… Ho sentito certe campane…
—Parliamo a voce bassa… Voi sapete che io vado a pranzo da lui due volte la settimana… E non vorrei…
—Eh! non siamo più ai tempi della repubblica rossa! Ora si può parlare liberamente!…
—Non si sa mai… quello che può accadere… Io non ho dimenticato il precetto di mio nonno: delle autorità, dei magistrati, dei funzionari pubblici—fin quando sono in carica—bisogna dirne bene, salvo a lapidarli quando sieno caduti…
—Io poi, non ho tanti scrupoli, caro Perelli… Anche ai tempi della repubblica era permesso dir male dei sindaci e delle Giunte… Toglieteci il piacere di parlare contro il Municipio, e in verità non sapremmo come passare la vita… Volete che io ve la dica schietta e netta come la sento in cuore?… anche in codesta faccenda della pioggia artificiale io ci veggo del marcio…
—Sicuro che c'è del marcio!—sciamano in coro i circostanti.
—Qui sotto c'è qualche imbroglio, qualche brutto intrigo dei signori anziani…