Il discorso del farmacista.

Una sera i tre antagonisti di C… si erano infervorati più che mai nella discussione politica.

Le finestre della sala erano aperte, e parecchi paesani attratti dalle grida, sporgevano dai parapetti le bocche spalancate. La Camera del signore aveva le sue tribune.

Quella sera l'assemblea era completa. Il medico e i due domestici sedevano a poca distanza dal signore.

Il farmacista aveva la parola:

«—No!… colle mezze misure non si otterranno che deplorabili risultati—e fra poco le idee liberali dovranno soccombere, a meno che sull'apatia universale non prevalgano gli uomini del nostro partito.

«I moderati sono la peste delle rivoluzioni. L'oppio è il più esiziale dei narcotici, in quanto esso uccida cogli allettamenti di un sopore delizioso.

«Questa nostra società, corrotta dal despotismo, incadaverita dall'inazione e dal servaggio, domanda rimedii eroici—fuoco, sangue, terrore. Di tal guisa si rigenerano le nazioni.

«Tronchiamo le membra guaste, e il corpo sorgerà vivificato! Dovunque elevasi un campanile, si pianti una ghigliottina! I nemici del progresso sono i sicarii della umanità, la negazione di Dio. Esterminiamoli! La voce del popolo li ha colpiti del suo tremendo anatema.

«Gli schiavi, gli oppressi, i sofferenti, sono la maggioranza. Questa maggioranza… è onnipotente. Già da secoli le ossa di quel misero Laocoonte che è il popolo, stridono nell'improbo amplesso di pochi rettili coronati—il Briareo dalle cento braccia si lascia stritolare senza gemiti, come un gramo fanciullo nelle fascie.