Non puoi immaginare qual festa abbiamo fatto, mia moglie ed io, al leggere la tua amabile risposta! Sempre pari a te stesso!... Una gran mente e un gran cuore!—Vuoi subito una prova della fede che noi riponiamo nella tua schiettezza e nella tua generosità? Tu mi scrivi laconicamente: chiedi, domanda... Ed io, senza esitare un istante, chiedo... domando. Puoi tu farmi avere, dentro oggi, prima delle quattro, un biglietto da lire cinquecento? Tu lo puoi, senza dubbio, e quindi me li spedirai subito a mezzo del fattorino... Dopo questo, a rivederci alle quattro. Ti prepariamo una ovazione.

«Il tutto tuo, ecc.»

Tutto caldo, comʼero, di entusiastica commozione, chiusi, senzʼaltro riflettere, in un involto la piccola somma e la inviai allʼamico. Poi, alle quattro, mi recai, come avevo promesso, a pranzare da lui. Dio! quali feste! quale accoglienza da parte di tutti! Fui collocato al posto dʼonore. Fui colmato di amorevolezze. Alla frutta, cominciarono i brindisi e le declamazioni. Ma al momento, in cui lʼallegria generale, fomentata dallo sciampagna, toccava il colmo, una cupa tristezza si aggravò sul mio spirito, il sorriso si dileguò dal mio labbro, divenni mutolo ed imbronciato. Non riuscivo di cavarmi dalla mente questa idea fissa: Questo pranzo eccellente, questi vini squisitissimi, sei tu, o minchione, che li ha pagati—e forse lʼamico si burla di te nel segreto del cuore, e ride della tua dabbenaggine!

Ed ecco di qual maniera, un grande ed esperto puffista può, anche a mezzo dellʼepistolario, spostare le banconote a suo vantaggio ed a gloria dellʼarte.

[6] Nellʼanno 1850 io accompagnava in qualità di segretario, un celebre violoncellista che percorreva la Francia dando dei concerti. Nella piccola città di C... le cose erano andate alla peggio. Allʼalbergo, ove da oltre un mese eravamo alloggiati e nutriti lautamente, vi era già un grosso conto a nostro carico. Lʼultimo concerto, sul quale si era fatto assegnamento per soddisfare al nostro debito, aveva fruttato a mala pena una diecina di scudi. Allʼindomani, il mio violoncellista entra nella camera dove io stava abbigliandomi, e mi dice: «Caro segretario, conviene prendere una risoluzione! Per partire decorosamente da questa città ci occorrono cinquecento lire allʼincirca—bisogna trovarle. Tu sai che il signor Roux, pel quale ebbi una lettera commendatizia, mi accolse con molto affetto e mi tiene in gran conto; sono andato più volte da lui, e siccome egli è buon dilettante di musica e amantissimo dei classici, abbiamo suonato insieme i duetti di Beethoven. Il signor Roux, per quanto dicono, è assai ricco. Animo dunque! Prendi una penna. Scrivigli a mio nome una bella lettera, esponigli schiettamente la nostra situazione, e domandagli a prestito la somma che ci occorre.—Ma io...—Non pensare! la lettera, naturalmente la firmerò io.» Non posi di mezzo altre osservazioni, scrissi, e la lettera fu spedita a mezzo di un garzone dellʼalbergo. Di lì a unʼora, mentre si faceva colazione nel salottino, un domestico in livrea venne a portare la risposta. Il signor Roux con frasi oltremodo cortesi ed amabili si scusava di non poter pel momento, malgrado il suo vivo desiderio di favorire un artista tanto valente, prestargli la piccola somma. E soggiungeva, tanto da ammorbidire il rifiuto: «Se fosse lʼepoca del raccolto dei bozzoli, quando il denaro affluisce nelle casse dei possidenti, vi assicuro che non esiterei un istante a compiacervi, e sarei lietissimo di potervi dare anche più di quanto richiedete.» II mio violoncellista punto sconcertato da quella lettura, stette alcun tempo silenzioso cogli occhi affissati sul foglio. Poi, colla maggior calma del mondo: «Sai tu dirmi in qual mese dellʼanno si raccolgono i bozzoli?—Credo, ai primi di giugno.—Siamo ora... agli ultimi di marzo... soggiunse pacatamente lʼamico.... Non importa! Lʼalbergatore vorrà ben fidarsi della parola del signor Roux. Prendi subito la penna, e scrivi al signor Roux che noi attenderemo i suoi comodi.» Confesso che nel vergare questa seconda lettera io aveva le vertigini nel cervello. Che fare? Nella mia qualità di segretario, mi era forza di piegare il capo.—Scrissi ciò che lʼamico dettava, e la lettera fu consegnata al domestico. Non starò a narrare per filo e per segno di qual maniera io riuscii a distaccarmi da quellʼuomo singolare, che stampò in ogni provincia dellʼEuropa delle orme incancellabili di genio.

Egli rimase allʼalbergo di C... in attesa delle lire cinquecento, e verso la metà di giugno io ricevetti a Lione una sua lettera dove mi annunziava che lʼinfame Roux, mancando alla data promessa, non gli aveva ancora pagate le cinquecento lire, e chʼegli contava trascinare quel vile dinanzi ai tribunali, mettendo a suo carico gli interessi e domandando il risarcimento dei danni materiali e morali a lui derivati dal mancato pagamento. Più tardi mi venne riferito che il signor Roux, per liberarsi da quella noja pagò le cinquecento lire e a proprie spese provvide a che il celebre suonatore di duetti classici partisse per Marsiglia.

FINE DELLE NOTE.