Via! respiri la umanità desolata!... Non provochiamo la collera di Dio colle bestemmie della disperazione! Il temperamento fu trovato—fu trovato da secoli—e questa provvidenziale invenzione noi la dobbiamo ai... puffisti.
Io non voglio morire—io non voglio rubare—ha detto il primo puffista—io ho diritto di vivere—e le leggi non hanno diritto di condannarmi perchè io mi prevalgo del mio diritto.—Dunque?...
Dunque... si viva col debito!—od anche col credito—che è lo stesso.[1]
Ma i puffisti si ingannarono! mi grida qualcuno—perocchè tutti sappiamo che le leggi condannano i debitori, nè più nè meno dei ladri; chè se il debito può prolungare di qualche tempo lʼimpunità, non riesce però a sottrarci completamente agli inumani rigori della legge![2]
Questa osservazione non può partire—scusatemi!—che da un puffista di terza classe—da un puffista esordiente—da un puffista che non ha ancora studiato la grandʼarte.—Un vero puffista vi risponde che queste pene del Codice detto civile non rappresentano che uno spauracchio od un pericolo più immaginario che reale pei poveri pesciolini di acqua dolce. Noi grossi pesci di alto mare, noi sfidiamo la gracile reticella ordita di rattoppi, noi squarciamo le maglie e passiamo oltre... puffando!
Ritenete questa massima: in prigione per debiti non vanno che pochi imbecilli i quali si posero in carriera senza conoscere i primi rudimenti dellʼarte.
Ma di ciò sarà discorso più tardi e non ci mancheranno, a sostegno delle nostre teorie, esempli notevolissimi.