—Via! attenda a ringraziarmi… Non potrò offrirle che un pranzo da poeta…. una fetta di manzo…. una minestra che so io….

—Che so io?… che so io!… Eh! in casa sua si sa cosa vuol dire il che so io! Mancano ancora due ore alle quattro…. e in due ore si posson far dei miracoli. Basta! Vado…. e ritorno…. Non si affanni troppo…. Se anco si pranzasse alle quattro e mezzo, per me farebbe lo stesso.

Uscì. Alle quattro fu di ritorno. Naturalmente io aveva fatto allestire un pranzerello più appetitoso dell'ordinario. Il mio sconosciuto mangiò per quattro, non cessando di ripetere ad ogni tratto: non son venuto per il pranzo… e poi… com'ella vede… sono uomo che mi accontento di tutto…. si sa bene… pranzi di famiglia!… eh! anche noi non si sciala! ecc., ecc.

Finito il pranzo, lo accompagnai alla stazione. Entrando in Lecco mi disse: «ah!… ora capisco… Infatti mi pareva che qualche cosa mi mancasse… Dopo il caffè ho l'abitudine di prender sempre un bicchierino di cognac… Se entrassimo là dentro…?

Entrammo dal Barrozzi, bevemmo il bicchierino e vedendo ch'io metteva mano al portamonete: troppe grazie, mi disse; me lo attendeva… Ah! la conosco di fama!

Avviandoci alla Stazione, entrai da un venditore di tabacchi per provvedermi di zigari. Egli mi seguì.

—Posso offrirle? diss'io, presentandogli un mazzo di virginia.

—Grazie! non fumo… Piuttosto, tanto da mostrarle il mio aggradimento, prenderò un francobollo.

* * *

Annibale B…. è famoso pe' suoi lapsus linguæ.