Da nessuna cosa maggiormente mi guardo che dall'espormi al contagio delle Associazioni. Mi pare che anche in politica il miglior partito sia quello di mantenersi libero pensatore; e tu sai bene, mio buon amico, che pensare liberamente significa veder nero ciò che gli altri vedono bianco, e viceversa.

Non sperare che io sia mai per trattarti con benevolenza e rispetto qualora tu fossi ministro, senatore, deputato, sindaco, prefetto, commendatore, cavaliere, infine, ciò che si suol chiamare un alto personaggio.

Basterà un bricciolo di senso comune per farti capire che non avendo io nè cariche, nè impieghi, nè titoli, sono dalla prepotenza degli istinti naturali condannato ad abborrirti. Dopo questo, come oseresti sperar grazia se tu fossi uno di quei mostruosi prodotti del diritto ereditario che si chiamano capitalisti o possidenti? Ciò che debba attendersi di ire e di contumelie un uomo che vive di rendita da un uomo che vive del far versi, molti tuoi pari mostrano di saperlo tenendosi scrupolosamente discosti dai libri e da chi li fa.

Perchè tu abbia a formarti un concetto preciso de' miei principii religiosi, questo solo ti dirò, ch'io fui educato in un seminario, vale a dire in un istituto dove non si fabbricano che dei bigotti e degli atei. Mentirei ignobilmente se affermassi di appartenere alla prima categoria. Non mi dichiaro ateo nel senso letterale della parola, ma siccome il mio Dio non assomiglia punto a verun di quei tipi da gran babbau inventati per far paura alla gente, così me lo tengo tutto pel mio esclusivo consumo.

Tu dirai che vi hanno degli atei i quali professano la più sana morale, ed io ne convengo; resta poi a vedere se quello che comunemente vien giudicato sano, non sia in qualche caso il più gran morbo del mondo.

Vi è una sentenza evangelica nella quale sembrano riassunti tutti i principî e i doveri della giustizia umana—Ama il tuo prossimo, nè fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso. Sta bene. Ho sempre provato una grande soddisfazione nell'amare il mio prossimo; ma se questo mio prossimo è un suonatore di bombardone che mi disturba coi boati del suo istrumento il sonno e gli studi, non mi faccio verun scrupolo di mandarlo al diavolo e di esecrarlo cordialmente. Quanto al non fare agli altri ciò che non vorrei fosse fatto a me stesso, non troverei nulla a ridire se un tal precetto fosse rigorosamente osservato da tutti. Ma se alcuno mi lancia al viso una carota, o mi tende un tranello, o in qualsia modo mira a pregiudicarmi nell'onore o nella roba, credo compiere un atto di sana giustizia rendendogli pane per focaccia. Come vedi, la mia morale è ammorbata nella radice; pensa tu quali potranno essere l'albero ed i frutti.

In fatto di letteratura e di musica, tu sei forse uno di quelli che accettano per buona moneta tutto l'orpello delle nuove teorie. Ti vanti progressista, perchè sdegni l'arte schietta dei nostri buoni padri, e vai in estasi per ogni stravaganza generata dalla anemia o dal priapismo degli impotenti. Nemmen su questo ci può essere accordo fra noi.

Non credere che io disconosca le incessanti evoluzioni del pensiero umano. Ammetto che l'arte è soggetta a continue trasformazioni.—Da bravi! grido anch'io!—serviteci del nuovo! Ma badate che quand'uno ha fatto il palato alle pernici ed al barbèra, non gli si può far appetire, a titolo di novità, dei torsi di cavolo fritti, nè dargli a bere del sugo di barbabietole. Se il mio cuoco pretendesse riformare di tal guisa il servizio della mia mensa, pur tenendo conto delle sue buone intenzioni, gli lancierei nella schiena i piatti e le bottiglie.

Le trasformazioni furono spesso un pervertimento che segnò, nella letteratura e nelle arti, il principio della decadenza. Dopo Dante e Bocaccio, ottennero una effimera voga il cavalier Marino e l'abate Chiari; l'Arcadia impecorì tutto un secolo; le fiabe di Carlo Gozzi e i drammi sepolcrali dell'Avelloni soperchiarono per qualche tempo la buona commedia. La storia è là per dimostrare che il barocco, il puerile, il deforme può prendere quandocchessia il sopravvento nello spirito delle nazioni più colte. In tali casi è progressista chi reagisce. Ammirare tutto che si produce di stravagante e di laido per ciò solo che si discosta dall'usato, non è, come si pretende da taluno, incoraggiare il genio a tentare dei nuovi orizzonti; è favorire l'aberrazione, farsi compiici d'uno sfacelo.

Ti ho detto schiettamente come io la pensi in tale materia; a te, ora, l'imaginare quali possano essere i miei giudizî sull'arte che oggidì si va perpetrando in Italia. Questo solo aggiungerò, che ogni qualvolta mi avvien parlare di certi messeri da te probabilmente venerati quali precursori della grande trasformazione, mi vien sulla lingua un bruciore come di fosforo, e vorrei che ogni mia parola si convertisse in uno sbruffo di petrolio.