Did. Nulla di più facile: e poi?...
Enea. Non rivolgergli mai una parola... non degnarlo di uno sguardo...
Did. Anche questo è facilissimo. E poi?
Enea. E poi.... Al resto penserò io, mia gatta... (baciandole con passione l’avambraccio).
Did. Mia gatta!... non ti capisco.... Che vuoi tu dire con questa bizzarra espressione?
Enea. Gli è un vezzeggiativo d’amore che si usa fra noi troiani... Ma silenzio!... riprendiamo la nostra posa solenne. L’imperatore si avanza—fingiamo di non vederlo.
(Enea si pone a sedere, come poco dianzi, nel mezzo della scena).
SCENA TERZA.
Tutti i personaggi che erano nella sala al principio della scena precedente, rientrano e introducono Jarba re dei Mori, accompagnato da numeroso seguito. Il Prefetto indica a Jarba il trono che sorge dirimpetto a quello della Regina.—Orbech distribuisce delle svanziche ai Cartaginesi ed ai Troiani. Jarba, nel salire i gradini del trono, si trova impacciato dalla sua lunga barba, che gli viene più volte sotto i piedi.
Coro. Al sommo Jarba—gloria ed onore...