Pref. (al Questore mettendogli un piede su un callo). Vuoi star zitto, testa d’oca! (alle donne). Io divido pienamente l’argutissima ipotesi della principessa preopinante. La regina dev’essere alla caccia.

(Rullo di tamburri.—Tutti accorrono verso il fondo delta scena.—In questo mentre, Giove e Giunone appariscono seguiti da altri Numi, e si intrattengono a cavalcioni di una nube all’altezza dei lampadari).

Giunone (a, Giove, irritatissima). Cedo le armi—tu hai vinto. Ma bada che questa vittoria ha segnato il principio della tua e della nostra decadenza. Fra due o tre secoli me ne darai delle nuove... Ma tu da qualche tempo non hai più occhi per vedere, nè orecchi per udire. Tu invecchi orribilmente, tesoro mio.

Giove. Me ne consolo. Invecchiando si diventa venerabili.

Giun. Dal venerabile all’imbecille non vi è che un passo.

Orb. (che si porta sul davanti della scena circondato dai ministri, dalle donne, ecc., ecc.) Sicuramente... Io ho avuto l’onore di scortare alla nave il fido Acate, quello che dopo Enea, rappresenta il pesce più grosso della nobile emigrazione trojana. Sono anche salito a bordo per stringere la mano al principe. Egli mi ha stretto la mano, e in benemerenza dell’alto servizio che io resi al suo fido, mi ha fatto cavaliere. Poi mi ha detto di attendere un istante—entrò nella cabina—e poco dopo ricomparve consegnandomi due lettere e questo grosso rotolo che ho l’onore di presentare colle mie riverite mani all’illustrissimo signor prefetto.

Pref. Consegnate (osservando la soprascritta della lettera). Questa per me, quest’altra per la regina... Leggiamo... quella della regina (si ritira in disparte, leggendo).

Anna (ad Orbech). Ho io ben inteso! Tu dici che il fido Acate...?

Orb. Imbarcato.