I Min. Col silenzio. (Tutti assentiscono e rimangono mutoli).
Did. Ma... che vedo? Non una delle mie donne... Qual lugubre silenzio!... Enea deve avermi preceduto di pochi passi... Egli era meco poc’anzi nella grotta...
Jarba (che sarà entrato e si terrà in disparte, dà in uno scroscio di risa). Ah! Ah!
Did. (volgendosi irritata). Chi ardisce ridere a me dinanzi?
Jarba (sempre ridendo, senza avanzarsi). Non state dinanzi, regina, non state dinanzi!
Did. (dopo aver osservato). Ah! quell’imbecille di Jarba!...
Pref. (ai Ministri che gli stanno intorno). Avete ragione. Pel nostro e pel decoro della nazione è necessario che la regina esca subito da questo equivoco. (volgendosi a Didone) Regina: in nome dello Statuto, degnate di assidervi per un istante sul vostro augusto trono, e di porgere orecchio all’importante documento che io avrò l’onore di leggervi.
Did. (salendo i gradini del trono). In verità dopo tante scosse morali non è sgradevole riposarsi alquanto sui velluti. Prefetto, leggete; e qualora il documento fosse lungo, procurate di tagliar corto. (sottovoce) Sarà andato a cangiar d’abiti.