Qual'era la mia meta? io l'ignorava—il mio scopo era di allontanarmi da una donna, di sottrarmi ad una tentazione. Io camminava per le strade più ignorate e più deserte, mi soffermava sotto un albero, mi sedeva sopra un macigno per asciugarmi il sudore e riprendere lena—poi di nuovo mi gettava nella carriera.

Lettori del mondo elegante: io vi permetto di sorridere—E voi annientatemi sotto il vostro sarcasmo, o tigri dalla pelle di velluto!—Io ve l'ho detto alle prime pagine di questa istoria; non potrò mai arrossire nè pentirmi di avere in quella occasione, ceduto al sentimento dell'onore, anzichè agli stimoli più solleticanti della bellezza.

XXI.

Non vi dirò come si passasse per me quella eterna giornata. Verso le quattro ore, mentre io dirigeva i miei passi allo Stabilimento, dal quale ero poco discosto, sentii chiamarmi per nome.

Mi volsi. Era Edmondo che tornava dalla sua escursione artistica.

—Voi vedete ch'io sono esatto, mi disse.

Io mi fermai per attenderlo.—Egli mi narrò brevemente i piccoli episodii della sua giornata—mi mostrò dei graziosi paesaggi schizzati sul suo album—e così, famigliarmente conversando, noi entrammo nel cortile dello Stabilimento.

Vi confesso che il mio cuore tremava. Sì: io tremava come un fanciullo al momento di dover ricomparire innanzi a lei..... di dover subire uno sguardo schernitore, un complimento pieno di crudele ironia. Ma il contegno della signora valse ben presto a rassicurarmi. Ella aveva prediposto la scena per quell'incontro—ella aveva contato sovra un artifizio che, in luogo di assicurarle il trionfo, doveva pregiudicarla d'avvantaggio nella mia opinione, e rassodare i miei propositi.

La signora Amelia mosse ad incontrarci festevolmente, tutta vezzi, tutta sorrisi. Non mai l'eleganza della sua toelette mi era apparsa più studiata, più artistica e, diciamolo pure, meglio riuscita. Le dame milanesi, che pure hanno tanta prosa nel cervello e nel cuore, sono tutte poetesse nell'arte di abbigliarsi.