—Hai proprio indovinato, mia buona amica. Queste nozze sono divenute impossibili!...
Donna Letizia Novena torce gli occhi verso la soffitta, mormorando una giaculatoria in latino.
—L'ho sempre detto io, prorompe la contessa; l'ho sempre detto che quando nel mondo si incontrano due esseri come il cavaliere Albani e la tua Virginia, fatti l'uno per l'altra, creati per intendersi, per amarsi, per adorarsi, per esser felici.... sul più bello il diavolo ci mette la coda!...
—Pur troppo, mia buona amica!... Il diavolo questa volta ci ha messo proprio la coda.... Ma una coda vera... reale... una coda mostruosa... spaventevole!
E qui donna Fabia si fa a ripetere parola per parola quanto le venne rivelato dal reverendo parroco, non mancando per l'amore dell'effetto, di allungare altre due dita alla coda dell'infelice fidanzato.
Chi potrebbe indovinare quali diaboliche fantasie si destassero nella mente di donna Letizia Novena in udir proferire la parola: coda! Ella fu sul punto di svenire...
—Oh! ma s'ha da sentirne ancora! sclama la vecchia bigotta coprendosi il volto colle palme. I preti hanno ragione di predire che il finimondo è vicino! Un uomo colla coda dev'essere indubitamente l'anticristo.
—Io non credo alle baje del finimondo e dell'anticristo, soggiunse la contessa, ma credo che un uomo colla coda non abbia diritto di chiamarsi uomo...
—E voi comprenderete, mie buone amiche, prosegue la marchesa coll'accento della disperazione che io non potrò mai permettere a mia figlia... di aver commercio con un animale privilegiato di un organo, che suol essere il distintivo dei bruti...
—Capperi! hai ragione! La povera Virginia morrebbe di spavento!...