»Il dramma era buono, gli attori eccellenti, il nostro palco onorato di parecchi visitatori; la serata fu abbastanza piacevole. Pure... nella mia cameretta, fra i miei ricami, sola con Alfredo, conversando con lui senza testimonii, libera d'ogni atto, d'ogni parola... io mi sarei trovata assai meglio.
»All'indomani, Alfredo era pensieroso e preoccupato.—Clotilde, mi disse, la toilette della signora M..., che era con noi nello stesso palco, brillava più splendida ed elegante della tua. Io non posso permettere che tu rimanga eclissata dalla tua compagna: tu devi brillare come le altre donne.—Io volli opporre qualche osservazione economica, ma Alfredo con un bacio mi chiuse le parole sul labbro. Da quel giorno io dovetti rivaleggiare in lusso colle dame più eleganti di Milano.
»Venne il carnevale; cominciarono i balli, le feste, i giocondi ritrovi. Io ripeteva ad Alfredo: «Il tempo che noi sacrifichiamo al mondo, è sottratto alle gioie più intense del nostro amore; torniamo alla nostra solitudine: i piaceri, che la società ci ha offerti, son forse paragonabili a quelli che l'amore creava per noi ne' primi giorni del nostro matrimonio? Poi... ricordati, Alfredo, che non siamo ricchi... e procedendo di tal passo saremo condotti a brutti guai.
»I miei pronostici si avverarono, ahi! troppo presto....
»Quando il primo frutto delle nostre nozze, la mia dolce Carolina, venne alla luce, Alfredo ed io versavamo nelle più allarmanti strettezze. Povera innocente creatura! unica figlia dell'amor mio! nello stringerti per la prima volta al seno, alla mia mente si affacciò nel suo più orribile aspetto il pensiero della nostra miseria imminente. Il primo battesimo che tu ricevesti furono le lacrime dei tuoi genitori desolati.
»D'allora in poi fu per me e per Alfredo una serie non interrotta di sciagure.
»La miseria!—Un giovine scapolo può ben sopportarla con rassegnazione, e riderne talvolta in compagnia di sollazzevoli amici, ma un marito.... ed un padre! Appena questa lurida nemica penetra nel vostro tetto, colla sua gelida mano ella sfronda ad una ad una le rose della vostra corona nuziale. Svegliandovi ad un tratto dal sogno ridente delle vostre illusioni, voi vi trovate in un abisso di calamità.
»Era il primo anniversario del nostro matrimonio, quando io, Alfredo e la piccola Carolina, abbandonando il nostro elegante appartamento in contrada dei Bigli, ci ritirammo in una oscura stanzuccia al quarto piano nei sobborghi di Porta Vercellina. Oh qual'orribile esistenza da quel giorno in appresso! Alfredo, per non angosciarsi alla vista della nostra miseria, si assentava parecchie ore del giorno, e spesse volte usciva al mattino per non tornare che alla sera a dividere colla sua piccola famiglia una cena frugale. Dal nostro desco era sbandito il sorriso della gioia; dolci colloqui d'amore non rallegravano più le lunghe serate; l'orrore della nostra situazione presente, le incertezze dell'avvenire spandevano intorno al nostro talamo una nuvola tenebrosa, che soffocava ogni piacere.
»Alfredo cercava distrarsi in mezzo alle gioconde brigate de' suoi amici; le ore ch'egli passava al mio fianco erano per lui le più tristi, le più noiose. Gli mossi qualche rimprovero; mi sorsero nell'animo tremendi dubbi sulla sua fedeltà; non potendo spiare i suoi passi, nè osando manifestargli apertamente i miei sospetti per tema di accrescergli noia, io divorava in segreto i miei patimenti. Oh quanti giorni passati nel pianto!