Nè più nè meno della vostra; e se tutti ci facessimo a riannodare le fila di questa trama capricciosa dove nostro malgrado ci troviamo impigliati, ne uscirebbero indubbiamente delle assai bizzarre novelle.
—Vogliamo provarci?...
—Agli ordini vostri, rispose Eugenio—e purchè tutti promettiate l'uguale sincerità, io sarò il primo a darvi l'esempio.
—Sta bene.
E l'amico Eugenio si fece senz'altro a raccontarci la sua istoria.
*
* *
«—Or fanno quindici anni, allorquando il mio cattivo genio mi diè la prima spinta su questa maledetta carriera delle lettere, dove non ho raccolto che malanni, io versava nelle più gravi strettezze. I primi prodotti del mio genio mi venivano pagati a cinque lire per ogni foglio di stampa—i miei guadagni non sorpassavano le ottanta lire al mese.
Io abitava una stanzetta più vicina al cielo che alla terra.
Un bel mattino, sento bussare alla porta. Nessun altro fuorchè un creditore avrebbe osato salire a tanta altezza.—Avanti!—A quell'epoca i creditori non mi facevano paura; mi rendeva forte, al loro cospetto, la certezza di non avere con che pagarli.
Sventuratamente, quella mattina non si trattava d'un creditore. Era il primo anello della grande catena conjugale che veniva ad introdursi nel mio libero domicilio, sotto le sembianze di un idiota.