»Sarà questo un sogno passeggiero come tanti altri?....
»Ciò dipende da voi. Oramai, l'Arturo Della-Valle ha mutato di nome; egli si chiama Eugenio Renzi. La mistificazione è svanita, l'equivoco è dissipato. Noi ci troviamo di fronte a viso scoperto—voi avete detto di amarmi—io vi amo.
»Riflettete bene, ve lo ripeto e ve ne supplico, prima di prendere una risoluzione. Se vi pare che il vostro amore sia qualche cosa di serio e di elevato, non una effimera ebbrezza; se credete che esso possa resistere al tempo ed alle avversità, in tal caso—in tal caso soltanto—dirigete i vostri passi verso il luogo dove ieri ci siamo per la prima volta incontrati... Io sarò là ad aspettarvi, domattina, col cuore ansante di desiderio e di terrore....
»Non è mestieri che voi mi preveniate con una lettera... La vostra apparizione equivarrà ad una conferma d'amore... ad una promessa di eterna felicità. Se non verrete, vorrà dire che anche questa volta io dovrò rinunziare al paradiso sognato, e piangere nelle tenebre l'ultima illusione della mia giovinezza.
Amalia».
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Sebbene a quell'epoca io fossi uno sventato di prima classe, pure quella lettera gettò nel mio cuore un insolito turbamento. Voi converrete, miei ottimi amici, che il caso era abbastanza singolare per dar a riflettere, e suscitare qualche allarme nel più matto dei matti.
Ammirando la schiettezza di quella donna, io non poteva a meno di essere sorpreso della sua disinvoltura nel mutare di amanti. L'eccentricità di quel carattere mi allettava in sommo grado, ma io temeva in pari tempi ch'essa coprisse una leggerezza di cattivo genere.
Malgrado queste considerazioni e in onta di un indefinibile presentimento di sciagura, all'indomani mi recai sul luogo del convegno.