«Ottimo signore,

«Sono a Milano da due giorni, e intendo far sentire al ridotto della Scala alcune mie composizioni. Ha ella dimenticato la gioconda serata che noi passammo insieme la sera del ventiquattro marzo del mille ottocento quarantacinque all'albergo della Bonne femme di Torino? Ella mi aveva furiosamente applaudito il giorno innanzi, in un concerto al quale assistevano venti persone. Oggi, dopo quindici anni, io la prego a volermi riudire. Colui che si fa annunziare in Milano coll'esotico nome di Daniel Nabaäm De-Schudmoëken pianista di S. M. il re del Belgio, si chiamava in altri tempi Bartolomeo Scannagatta di Biella. Per carità, non mi tradisca!... Venga piuttosto a trovarmi domani all'albergo del Marino, verso le cinque pomeridiane. Pranzeremo assieme, e dopo il caffè, s'ella avrà tempo e pazienza di ascoltarmi, le spiegherò il segreto del mio bizzarro pseudonimo, raccontandole una istoria piena di amarezze e di follie. Mi affido a lei e mi dico

suo dev. Servo

Bartolomeo Scannagatta.»

Era proprio lui! Le mie reminiscenze non mi avevano ingannato—il tono della lettera e la eloquenza delle occhiate che tratto tratto l'artista mi indirizzava mentre io stava leggendo, mi imponevano di rivolgergli tosto una parola rassicurante.

Mossi a lui, gli stesi la mano; egli mi porse la sua, e in quella stretta leale, un tacito patto fu stipulato fra noi.

Poco dopo, quand'egli fu uscito dalla sala, la contessa si pose a raccomandarmelo colla più viva espansione.

—Nessuno dimentichi ch'egli è un mio protetto, ripetè più volte la contessa a quanti facevano parte del circolo; quando il barone Teghetoff ci raccomanda un artista, è indubitabile che questi dev'essere un talento superiore. E poi.... che ne dite di questo nome?... Daniel..... Nabaäm De-Schudmoëken? Dio sa se lo pronunzio per bene!

—Dev'essere un pianista insuperabile nei pezzi di difficoltà—disse uno degli astanti—ciò si comprende dalle molte consonanti del nome.....