Dietro una Valanga


La neve cadeva a larghi fiocchi.

Franz e Joseph salivano il tortuoso sentiero della valle, conversando lietamente come due villeggianti che muovano ad una escursione di piacere in una giornata di bel tempo.

Franz diceva a Joseph:

Fra due ore avremo raggiunto il villaggio. Animo dunque! Siamo prossimi alla meta. Proseguendo di questo passo, prima di mezzodì saremo fra le braccia de' nostri cari. In casa nostra troveremo un buon fuoco, una buona zuppa e una gran festa.

—Sul fuoco, sulla zuppa quasi ci conto anch'io—rispondeva Joseph tristamente—ma un uomo che torna dall'America senza un quattrino nelle tasche, è assai difficile che trovi in famiglia una festosa accoglienza.

—Tu fosti sempre un benedetto figliuolo! Se avessi dato retta a' miei consigli, nei cinque anni che abbiamo passati laggiù, ti saresti indubbiamente arricchito. Non si può dire che la fortuna ti sia stata nemica. Hai guadagnato più di me; e, se oggi, tornando al paese, non hai la consolazione di portare alla tua famiglia un buon portafogli ricolmo di banconote, tu solo ne hai colpa. Per far denaro, ci vuole della economia, ci vogliono delle annegazioni e dei sacrifizi.—Quand'io, or fanno cinque anni, lasciava il villaggio, aveva detto a mio padre: tu presto sarai vecchio, tu hai sposo una parte del tuo patrimonio per darmi una educazione; il paesello non offre risorse—io andrò in America ad esercitarvi la mia professione di medico-chirurgo, e il giorno in cui vi annunzierò per lettera il mio ritorno, voi potrete contare sovra un portafogli ricco di cinquanta mila lire che io stesso verrò a deporre nelle vostre mani, se il buon Dio mi farà la grazia di tornare sano e salvo al paese.—Il portafogli, come tu sai, lo tengo rinchiuso nella mia valigia, e alla somma promessa non manca un quattrino. Per non guastare il mio piccolo patrimonio, io ho perfino ricusato di mangiare una zuppa all'ultimo albergo dove abbiamo passata la notte, mentre tu—sempre uguale a te stesso—hai speso gli ultimi tuoi spiccioli per quattro belle grives che sentivano il ginepro a distanza di tre camere. Ah! il profumo di quei volatili mi tentava atrocemente! Eppure—fedele a miei principî—ho saputo anche stavolta resistere e il mio peculio rimase intatto. In America, segnatamente nei primi anni, io ne ho sofferti dei digiuni! Mentre tu banchettavi spensieratamente colle belle figliuole di Buenos-Ayres, io me ne stava rinchiuso nella mia cameruccia disadorna, a rosicchiarmi, pel mio pranzo, una mezza dozzina di datteri ammuffiti! Ed ecco di qual maniera è avvenuto, che, mentre io riporto al paese un capitale più che sufficiente per assicurarmi una esistenza agiata e tranquilla.... tu invece...

—Tu invece! tu invece!.... Queste prediche, mio caro Franz, cominciano a seccarmi... Eppoi—permetti che io te lo dica—non è ancor giunto il momento in cui ti sia lecito menar vanto del tuo sistema. Fatto è che, fino a ieri sera, io ho passato la mia vita più lietamente di te.... Tu non hai fatto che soffrire e tiranneggiare i tuoi istinti pel corso di cinque anni—io all'incontro, non ho a dolermi di essermi rifiutato verun comodo o diletto della vita. Se infino ad oggi io fui l'uomo più beato della terra, e tu fosti, per tuo proprio volere, il più travagliato e miserabile, non veggo ragione perchè io debba invidiarti, o perchè tu abbia a menar vanto di esser stato più saggio di me. Quanto all'avvenire.... vedremo! In ogni modo, nessuno potrà distruggere questo fatto, che io ho passato assai bene i miei cinque anni di America.

I due amici camminarono alcun tempo in silenzio. Franz con voce pacata riaperse il colloquio.