La presentazione fu spiccia.

—Ecco un ottimo padre, venuto espressamente da Biella per assistere al mio concerto e per protestare...

—Basta, basta! interruppe il vecchio—in presenza della minestra deve tacere ogni questione—parleremo dopo.

Durante il pranzo, venni a sapere che il padre del nostro pianista era stato per molti anni capo-musica della banda e organista della chiesa di Biella; che aveva composto parecchie sinfonie e due messe, l'una da morto, l'altra da vivo, e che il figlio doveva a lui solo la molta erudizione musicale onde era fornito, nonchè la sua abilità di suonatore.

Levata la mensa, ci assidemmo in faccia al caminetto. Il vecchio fece recare due bottiglie di barbéra, ch'erano, com'egli diceva, la sua tazza quotidiana di caffè. E quando ebbe vuotato il primo bicchiere:

—Ora, a noi altri! proruppe con una certa modulazione di voce che sentiva la stizza e la benevolenza—sentiamo cosa sa dire per sua discolpa il signor Daniel Rabadàn!

L'artista accese uno zigaro, e volgendosi ora a me, ora a suo padre, cominciò di tal guisa:

—Come lei vede, questo mio ottimo padre non sa perdonarmi ch'io abbia cangiato nome. Egli pretende che io abbia sottratto al nome già illustre degli Scannagatta una parte di gloria che gli spettava per diritto.....

—Sicuramente! interruppe il vecchio—e non contiamo il gran danno che tu porti a tutti i Bartolomei (tuo nipote compreso), i quali attendono da secoli che un uomo di genio rifletta sul loro nome vilipeso qualche raggio di luce.

Il giovane Bartolomeo, che fino a quel momento non aveva aperto bocca, si lasciò sfuggire dalle labbra un: contagg!