Nullameno, agli esami semestrali Giudaino ottenne il primo premio, con molto scandalo e molta indignazione per parte dei condiscepoli più studiosi. Più tardi si venne a sapere che il maestro si era lasciato sedurre da parecchi vasi di mostarda a lui regalati dall'allievo. È inutile avvertire che Giudaino aveva rubati quei vasi nella bottega di sua madre.

Ma il premio contestato da mille proteste e da mille recriminazioni, mise il ragazzo a puntiglio. Giudaino, che non mancava di intelligenza, in breve tempo superò tutti i condiscepoli nello studio del greco e del latino. A sette anni egli traduceva Cicerone e commentava Virgilio. A dodici anni sapeva fare dei versi; tanto che, venendo a passare nel villaggio il sotto intendente di Gerusalemme e prefetto degli studi, cavaliere Ponzio Pilato, Giudaino ebbe l'incarico di complimentarlo con un'ode saffica latina all'ingresso di un grande arco trionfale eretto per la circostanza. Ponzio Pilato, che non sapeva di latino, fu oltremodo sorpreso e commosso—accordò al professore la croce di San Maurizio, e volle che il giovane allievo lo seguisse a Gerusalemme, dove gli avrebbe accordata una piazza gratuita in un collegio di Ignorantelli.

V.

Giudaino accolse con giubilo la profferta, sebbene dovesse abbandonare nella solitudine e nel pianto la sua vecchia madre paralitica. Per consolarsi del crudele destino, alla vigilia della partenza, il fanciullo entrò nella bottega, aperse il cassetto molto gentilmente, e si imbottì le saccoccie di mutte piemontesi, moneta antichissima e alquanto sbiadita.

Ma, al posto delle mutte, il buon figliuolo depose un biglietto ripieno di parole affettuose per sua madre: «Consolati, madre mia dolcissima,—diceva lo scritto,—per divenir uomo completo, bisogna passare per le mani dei reverendi Ignorantelli; essi aprono la via alla fortuna ed agli onori del mondo. Mandami la tua benedizione per la posta con lettera franca, e col mezzo del cavallante qualche libbra di cioccolatte per addolcire i professori.»

VI.

Giudaino entrò nel collegio, e in breve divenne il Beniamino dei padri. Fece il corso di filosofia, applicandosi in specialità alla logica ed alla dialettica.

Imparò il giuoco della bazzica e del tresette, la dama, gli scacchi e da ultimo il tarocco;—divenne prefettone del collegio e segretario intimo del rettore, che aveva portati dal Belgio tutti i perfezionamenti della scienza umana; ma, sentendosi chiamato alla vita del secolo, un bel giorno si valse della protezione di Ponzio Pilato per riferirgli in confidenza certi segreti dello stabilimento, ch'egli conosceva meglio d'ogni altro convittore. Il collegio fu soppresso, e Giudaino, in premio delle sue rivelazioni, fu elevato al grado di sotto ispettore di polizia nell'undecimo circondario di Gerusalemme.

VII.

L'impiego fruttava poco e gli incerti divenivano molto rari, malgrado l'astuzia e la rapace antiveggenza del giovane sotto ispettore, il quale, entrando in carriera, non avea tardato ad apprendere da' suoi superiori e colleghi il metodo più sicuro di quadruplicare le entrate, imponendo una contribuzione volontaria ai borsaiuoli ed alle donne di mal affare, a patto di chiudere uno o due occhi all'occorrenza. Ma il nostro Giudaino comprendeva i pericoli della sua falsa posizione. A quell'epoca, nella Giudea, cominciavano a manifestarsi i primi sintomi di ribellione al governo costituito. Giovanni Battista ed altri riformatori si creavano degli adepti colle prediche e colla moltiplicazione delle pagnotte. Gesù Cristo cospirava contro l'impero, e minacciava una repubblica democratica e sociale!—Gli ufficiali di polizia venivano dal popolo riottoso qualificati coll'ignobile titolo di due e cinquanta!