XVII.

Les salons del principe Iscariott de Judoff si apersero a splendide feste. Il cavaliere e commendatore Ponzio Pilato, allora governatore di Gerusalemme, il vice intendente conte Caifasso, Don Anna il proposto della cattedrale, e molti cavalieri di antica e recente fattura, in una parola tutta l'aristocrazia della città e dei Corpi Santi affluiva negli appartamenti del nuovo titolato.

XVIII.

Ricevimento magnifico, buffet completo, musica eccellente, libertà illimitata.—A che buono rimescolare le vecchie istorie?—Ponzio Pilato nel presentarsi al barone russo, avea chiesto più volte a sè medesimo: dove mai ho veduto altra volta quel ceffo da forca?—poi, dubitando delle proprie reminiscenze, accolse il partito di lasciar correre.

—Non ti pare ch'egli somigli perfettamente ad un questurino dell'undecimo circondario?—chiese una volta al conte marito la contessa Caifasso. Ma il vice-intendente, che a due mascelle spolpava un fagiano levato in quel punto dal buffet, lanciò alla moglie un'occhiata fulminea, e Don Anna fece notare alla contessa come e qualmente il loro ospite illustre avesse il profilo dei Romanoff.

XIX.

Ma i bei giorni passarono veloci.

Il nostro barone, amministrando il patrimonio della sua dolce metà, fece le cose con tanto garbo, che al termine di sei mesi non gli restò più nulla da amministrare. La vecchia Sisara morì di crepacuore. Giuda che, fino a quel giorno aveva saputo dissimulare in faccia alla società l'orribile dissesto delle sue finanze, dovette alla fine smascherarsi. Gli anziani della parocchia domandarono un anticipo sulle spese delle esequie—e Giuda, per mancanza assoluta di quattrini, non potè accordare alla lacrimata consorte che un funerale di terza classe, a moccoli spenti e barella scoperta.

XX.