—Ho udito dire che nel quartiere tutti si meravigliano di non saperti iscritto nella guardia nazionale... Dicono che nel 1848 eri un buono e valoroso cittadino, e che ora hai messo tanto di coda....
—Posson dire piuttosto che ho messo tanto di pancia, quei gaglioffi! non vedono a che mi hanno ridotto i Tedeschi con dieci anni di vita sedentaria...? Sono qui tutto infermo... e acciaccoso!...
—Eh! via! Giacomino! Io credo che tu esageri un pochetto... con questa tua pancia... e questi tuoi acciacchi! Ne ho veduti anche oggi dei militi della civica, più formati e più complessi di te... E come manovravano!... come marciavano...!
—Tu di' il vero.., Angiolina?
—S'io dico il vero!...
XII.
Il colloquio non ebbe conseguenze per quella notte. Ma dopo tre giorni, un tamburino della guardia entrò nella bottega del droghiere per consegnargli l'invito di recarsi presso il Comando superiore della guardia nazionale. Il Pizzalunga lesse, e poi guardò il tamburino con un certo fare di sorpresa, da cui traspariva un leggero sentimento di orgoglio!
XIII.
Quattro settimane sono trascorse... Verso le otto del mattino, un giovine dalle forme snelle, e una donna dalle prominenze un po' ardite, l'una dalla porta d'Oriente, l'altra da porta Settentrione, precipitano nel giardino Balzaretti. Le due innamorate creature percorrono i viali
Come colombe dal disio chiamate