I militi della sua compagnia lo accolsero con un oh! di sorpresa. Poi, guardandolo in isbieco, mormorarono sottovoce: fra noi non c'era alcuno che patisse eccezione—questa pancia sarà il disonore della compagnia!
Pizzalunga fu posto in coda al battaglione, nell'ultima linea, costituita da altri scarti, obbrobrio della milizia.
XXII.
Verso le ore cinque, il battaglione colla banda in testa sfilava dinanzi al caffè dell'Accademia.
Il Pizzalunga che, come abbiam detto, marciava nell'ultima fila, udì fremere al proprio orecchio una crudele invettiva!—«Ecco i sicari del popolo, i poliziotti, i croati...»
—Scellerati! pensò l'onesto droghiere, senza uscire di riga—non osavano dir tanto al sor Giovanni, quando entrava in caffè tutto solo, agitando il frustino sotto il loro naso!
XXIII.
Era quella una giornata di insolita agitazione per la guardia cittadina—Si temeva una dimostrazione in senso repubblicano socialista al grido: abbasso Rattazzi! Alcuni dilettanti di Viarenna avrebbero iniziata la grande riforma della comunione dei beni, assaltando il solito stabilimento del solito Binda, per dividersi fraternamente i soliti bottoni.—Giacomo Pizzalunga, uomo d'ordine come tutti i droghieri, avea giurato al capitano di essere pronto a prestare la propria pancia per uso di barricata.—Questa generosa proferta guadagnò al nuovo milite la simpatia del battaglione. Da quel momento il Pizzalunga e la sua pancia furono considerati come una forza di resistenza degna della più alta considerazione.