— A che cosa?
— Alla cosa più importante... al titolo del nostro giornale...
— Del nostro giornale!... tu dunque saresti disposto?...
— C'è dubbio?... tu non mi avevi mai compreso, Clementina! Un giornale! È il mio desiderio, il mio sogno da due anni... Solamente io non credeva che si potesse... Ah! tu mi hai data la vita, Clementina. La forbice, la collaborazione... Quali idee!... Ma ora — parlami sinceramente, Clementina — come, dove, quando mai sei venuta in cognizione?... E perchè non mi hai detto prima d'ora?...
— Dieci, dodici giorni fa, io non sapeva nulla di queste istorie del giornalismo... Per caso... in bottega... ho sentito parlare fra loro alcuni letterati... Tu sai, in un negozio di ceralacca, vengono necessariamente molti uomini di lettere; e udendoli ragionare di alcuni nuovi giornali che recentemente si istituirono a Milano, sono venuta a cognizione di tutto.
— Clementina! Io sono deciso... sono pronto a sacrificare diecimila franchi per la carta e la stampa — la ceralacca l'abbiamo in casa... Tò! Una idea luminosa!... una vera ispirazione!... Dire che io ci aveva pensato due anni, senza venirne a capo!... Che ti pare, Clementina? Se il nostro giornale si intitolasse la Ceralacca! Questo titolo servirebbe a predisporre la Camera perchè adotti certe mie riforme postali che intendo proporre quando sarò ministro delle finanze. Ah! tu credevi che dormissi sui miei capitali! Dei piani grandiosi ce ne sono qua dentro!... Figurati che io mi sono prefisso di far passare una legge, per la quale non verrà più accettata nessuna lettera negli uffizi postali del Regno, se non porti quattro suggelli di ceralacca. — Che ti pare? — Che ti pare?
— Stupendo!
— Se il mio progetto venisse votato, noi diverremmo milionari!
— Se riesci ad essere ministro, la maggioranza è per te indubiamente.
— All'opera, Clementina! Ma no!... adagio un poco!... E quella che tu chiamavi...