In sul finire del luglio 1860, pranzavano tranquillamente all'albergo del Leon d'Oro in Lecco il signor Domenico Zannadio geologo e il naturalista professor di botanica signor Candido Frigerio.
— Io parto quest'oggi per Bellano, diceva il primo.
— Benone! rispondeva l'altro. Viaggeremo in compagnia fino a Varenna, dove io scenderò dall'omnibus per tragittare a Menaggio. Intendo percorrere la valle di Porlezza e i gioghi che la fiancheggiano. La natura di quel suolo mi sembra propizia alle mie ricerche. Voi sapete ch'io vado in traccia dell'Elleboro giallo macolato, per provare al chiarissimo professore signor Gian Giacomo Mazzoldi da Imola, che quell'arbusto cresce appunto nei paesi montuosi della Lombardia, ciò che l'onorevole scienziato pretenderebbe contestare coll'ultima sua dissertazione: De Helleboro et aliis vegetalibus veneficis provinciæ Comensis.
Queste parole furono pronunziate a voce bassa, ma il nome del Mazzoldi[1] ferì l'orecchio d'un individuo che pranzava tutto solo a poca distanza dai due professori. Lo sconosciuto levò il muso dal piatto, e girando uno sguardo sospettoso sui due che parlavano: — che razza di animali esotici sono codesti? brontolò fra denti; mi hanno l'aria di preti travestiti...
Il signor Domenico Zannadio e il signor Frigerio hanno infatti un esteriore poco simpatico. Il primo è un uomo alla antica; capelli corti, barba rasa, soprabito nero e lungo, cravatta bianca e scomposta. L'altro, più giovane di età, più elegante nel vestito, sortì dalla natura certi occhi grossi, sporgenti, injettati di sangue, che mettono ribrezzo a vederli. Le accurate indagini scientifiche, la faticosa esplorazione dei petali e dei pistilli, obbligano il signor Frigerio a portar gli occhiali, due grandi occhialoni inforcati sul naso, che danno alla fisonomia dello scienziato una espressione feroce.
— Godo che vi tratteniate sulle rive del lago, riprende lo Zannadio; così qualche volta potremo trovarci assieme a ragionare di scienza.... Anch'io sono venuto su questi monti per ragioni scientifiche.... per iscoprire nuovi dati a conferma delle mie teorie sulla formazione del globo. Avete letta l'ultima mia Memoria sugli Strati antidiluviani?
— L'ho letta ed ammirata...
— Se le ricerche ch'io sto per fare mi riescono a bene, fra pochi anni il sistema di Humboldt verrà riputato un delirio di una grande intelligenza.
A questo punto della conversazione, l'individuo che siede a poca distanza dai due scienziati, esce dal cortile, e poco dopo ricomparisce dietro la finestra che domina la tavola in compagnia d'un nuovo personaggio.
— Humboldt era mio amico strettissimo, ripiglia il signor Zannadio; ho intrapreso espressamente il viaggio di Praga per andarlo a visitare or son dieci anni... E in quella occasione ebbi l'onore di stringere amicizia coi signori Elitpazter, Zambadenzer e Cropztastroffer di Vienna ed altri colleghi tedeschi coi quali sono tuttavia in carteggio.