Ciò detto, il giovane uscì dal salotto senza volgere la testa.

VII.

Il signor De Mauro rimase come un uomo percosso dal fulmine. — Era la prima volta che suo figlio osava parlargli un simile linguaggio, la prima volta che quel figlio taciturno e sottomesso accennava di volersi ribellare alla autorità paterna in modo sì franco e risoluto. — La signora Serafina tremava. Ella si attendeva una di quelle esplosioni violente che andavano a scaricarsi sovr'essa, ogniqualvolta al tenace dispotismo di suo marito si opponevano delle contrarietà inesorabili.

Ma questa volta l'esplosione non avvenne. Il signor De Mauro aveva bisogno di un alleato per lottare vantaggiosamente contro la ribellione del suo unico figlio; e il migliore, il più potente alleato — egli lo comprendeva — era la madre di Edoardo. Serafina era più forte di lui, poichè la tenerezza di una madre ha maggiore impero sul cuore di un figlio che non l'affetto paterno. Il signor De Mauro non aveva mai permesso a sua moglie di intromettere una mezza parola nelle vertenze più scabrose dei suoi affari, delle sue speculazioni commerciali; ma ora egli sentiva il bisogno di prendere consiglio da quel cuore di donna, da quel senno di madre.

— Hai tu sentito, Serafina? — cominciò egli con voce fioca e con accento desolato — ah! ne avevo il presentimento! ma pure non avrei creduto ch'egli avesse a mostrare tanta durezza!... Un bel vantaggio davvero... questa libertà!... Cosa abbiamo guadagnato?... Non si può contare su nulla... nè anche sui figli...! Ingrati! E quando vi hanno detto: la patria... l'Italia... credono di avere il diritto di calpestare il padre, la madre, tutti gli affetti o i doveri della famiglia! Noi altri non si conta più nulla... noi! La patria, l'Italia, e crepino nella solitudine e nella amarezza coloro che ci hanno messo al mondo, e che vivono solo per noi! — Che cosa ne dici, Serafina?...

— Io dico che quel ragazzo...

— Non è più un ragazzo... Serafina! — Oh se lo fosse, faremmo presto a metterlo al dovere!... Ma ti pare? Quando io mi era messo a fargli un po' di morale, a mostrargli come due e due fanno quattro, che noi signori si può fare molto bene alla sua patria senza metterci là ad aumentare di venti o trenta chili la carne da cannone — cosa ha risposto... vediamo!... «Domani anderò a presentare le mie petizioni al Comitato degli arruolamenti»! — Domani!... Hai capìto, Serafina?... Ma io credo che la petizione abbia già fatto la sua strada a quest'ora... credo che da questo lato non ci sia più mezzo di attraversargli la via... Quel ragazzo è già bello ed arruolato!

— Non ancora! — rispose Serafina timidamente — sai bene che Edoardo dice sempre la verità...

— Non ancora?... Capisco... tu ne sapevi qualche cosa... Hai fatto male a non avvertirmene subito... Ma pure... se le cose stanno come tu dici... Vediamo: — ma tu non ti sei provata a fargli intendere ragione? non hai tentato?...

— Io?... Sicuro che gli ho parlato... La prima volta che Edoardo si lasciò sfuggire una mezza parola su tale argomento, gli ho detto: bada, figliolo mio; tu non hai salute da buttar via, tu non potrai reggere alle fatiche del soldato... lascia andare quelli che sono già abituati alle durezze e ai disagi della vita...