Gli osti di Canonica, sebbene non facciano le più festose accoglienze al signor Regola, che ad ogni costo vuol chiamarsi loro cugino, non hanno mai negato di dare alloggio gratuitamente a lui ed alla sua numerosa famiglia. Quanto alla cena, da oltre venti anni, sembra tacitamente convenuto che il signor Regola debba pagarla, salvo il diritto ai ragazzi di andar in volta per l'osteria a spigolare su tutte le mense qualche frutto, ciambella, o crosta di formaggio, risparmiati dall'altrui appetito.

Il signor Augusto Regola è sceso dalla carrozza come uomo sicuro del fatto suo... Egli abbraccia l'ostessa, saluta con molto bel garbo i circostanti, sorride a tutti, esclamando a voce alta:

— Eccoci qui anche quest'anno, mia buona cugina... Noi siamo fedeli ed esatti... noi. L'anno scorso siamo arrivati il ventisette settembre alle ore cinque e quattordici minuti, più qualche secondo... Quest'anno abbiamo posticipato di venticinque ore circa... Il mio infallibile segna le otto e dodici minuti... Ho detto circa per la differenza dei secondi... Ebbene! abbiamo noi un paio di camere per questa notte?...

— Oh! vedremo di collocarla, signor commissario... Mi spiace che le camere dai letti doppii sieno già occupate... Non posso disporre per lei che di due gabinetti e due sofà...

— Due gabinetti sono anche di troppo per noi, mia ottima cugina. Uno pei maschi, l'altro per le femmine... La mia famiglia quest'anno si è diminuita... Ho perduto due figli, il Gaetanino e l'Albina..... Il primo è morto di una gastrica, l'altra di indigestione... Vediamo dunque quanti siamo... Uno.... due.... tre quattro..... cinque... Ma il conto è presto fatto... Dodici figli, io e mie moglie... somma totale: quattordici... Se siamo riusciti a collocarci tutti in quella vettura, troveremo il modo di accomodarci anche nei due sofà... Ebbene, figliuoli miei?.. siamo noi pronti?...

— Sì, papà!...

— Fianco destro! conversione a sinistra! entrate là dentro in compagnia della nostra buona cugina.... Io pago il vetturino, poi vengo a raggiungervi per ordinare la cena... Eh! la nostra brava cugina tiene sempre le casseruole ben fornite! Io sento già un odore di stufato, che risusciterebbe i morti!.... Da bravi, figliuoli!... Avanti... e con ordine.

La prole del signor Regola si precipita in massa nella cucina. I fanciulli si fermano dinanzi ad una tavola ove sta cenando un signore magro e brutto in compagnia d'un giovanetto più magro e più brutto di lui, ma vestito con somma eleganza.

Le due figlie più adulte del regio impiegato, quasi coetanee, l'una all'altra somigliantissime nelle fattezze del volto e nella struttura del corpo, perchè losche ambedue e rattratte in una spalla, coll'occhio destro cercano magnetizzare un signore che fuma presso il camino, col sinistro un cappone che fuma sul fornello.

Il signor Regola è riuscito a sbarazzarsi del vetturino, ma prima di metter piede nell'albergo, egli si consulta colla propria moglie sul genere della cena che quella sera vuol essere adottato.