A tale linguaggio chi non ravvisa Teobaldo Brentoni, il fanatico repubblicano, che abbiamo lasciato nel convoglio della ferrovia?...

A Monza egli s'è cambiato i pantaloni e il gilet... Col rinnovarsi della toelette, egli ha riacquistato il suo buon umore, il suo coraggio, il suo fuoco democratico... Ed ora egli è più che mai risoluto di continuare nella sua missione, a costo anche di incontrare il martirio.

I due giovani, che con lui sono entrati nell'osteria, appartengono alla classe di quegli ingenui, che quando escono da Milano, si credono padroni del mondo, e vanno attorno per le borgate e i villaggi di provincia spacciando frottole, o dandosi l'aria di gran signori e d'uomini d'importanza. Teobaldo Brentoni li ha trovati sul proprio cammino, e si è unito ad essi per convertirli alla fede repubblicana.

— Cittadino Quinetti! cittadino Zammarini! accomodatevi là su quella panca... Dice il Brentoni ai due giovani. Con permissione di questi altri cittadini... io passo dall'altra parte...

Ciò detto, il fiero democratico mette un piede sulla tavola ove cena il contino Bisciolla col suo professore, e d'un salto arditissimo va a sedere sull'altra panca.

Teobaldo Brentoni ha studiata la posizione. — Dal punto ov'egli si è messo può dominare la sala.

Avvezzo alla presidenza delle assemblee popolari, Teobaldo Brentoni vuol essere veduto, ascoltato, ammirato...

Più di trenta persone sono nella cucina, oltre i cani, i gatti ed i polli.

Che bel colpo per il presidente della Società della morte, — convertire in una sera al vangelo della democrazia più di trenta persone e una dozzina circa di quadrupedi!

III. Durante la cena.