IV. La domenica a Ponte d'Albiate.
Se mai vi prende la buona ispirazione di recarvi nei mesi di estate a villeggiare in qualche paesello della Brianza, io vi consiglio di arrestarvi a Ponte d'Albiate.
Giunti colà, cercate prendere alloggio all'albergo del fornaio Giuseppe Galbiati. Avrete una buona camera, biancheria pulita, servizio pronto, tuttochè può formare il confortabile della vita — e per giunta vino squisito e certi intingoletti solleticanti, di cui la signora Felicita moglie dell'albergatore possiede il segreto.
Teobaldo Brentoni, procedendo nel suo viaggio, pervenne all'albergo del signor Galbiati verso mezzanotte.
Tutti erano coricati, e dormivano del sonno più profondo.
Teobaldo, a forza di gridare, e gettar sassi alle finestre, riusci a destare Sciaballino il cane guardiano; questo svegliò i tacchini, i tacchini svegliarono le oche, e quello chiarivari di voci animalesche riscosse in breve tutti gli abitanti del paese, l'oste compreso.
L'arrivo del terribile rivoluzionario produsse la più viva sensazione.
All'indomani — era giorno di domenica — nel cortile dell'albergo tutti parlavano del giovane sconosciuto, che nel cuore della notte avea con tanta insistenza disturbata la pubblica quiete.
— Chi sarà? Donde venne? Fin quando si trattiene?
— Io non gli ho chiesto nulla, risponde l'oste. L'ho condotto nella sua camera, gli ho dato la buona notte, e finora non è ricomparso...