— Il signor Mauro... vorrai dire. Ma cosa può condurre il signor Mauro nel mio palazzo?... Ebbene? Che fai là ritto?... Avanti! fallo entrare... questo signor De Mauro!...
Il servitore uscì per pochi istanti, quindi ricomparve per introdurre il ricco industriale.
Il marchese Contareno si levò in piedi, fece un leggiero inchino, e accennando una sedia — La prego di accomodarsi, disse — a che debbo l'onore della sua visita?
— Io sono uomo d'affari, signor marchese... ella deve conoscermi. Altra volta ebbi la fortuna e l'onore di parlare con lei quando si trattò di stabilire fra noi un accordo sulle rispettive ingerenze nella amministrazione del comune di E... In quella circostanza ci siamo intesi senza molte parole, ma oggi si tratta di un altro genere di affari. La proposta che io vengo a farvi non riguarda voi solamente, ma anche la persona che vi è più cara al mondo... quella che è rimasta la sola compagna dei vostri vecchi giorni — voi comprenderete che intendo parlare di madamigella Enrichetta vostra figlia...
— La mia Enrichetta! — esclamò il marchese — ella è uscita, poco fa, colla contessa De Canzio per recarsi dalla duchessa Visconti...
— Non serve, non serve! — possiamo trattare fra noi, interruppe il signor De Mauro con un leggiero sorriso — a suo tempo consulteremo l'aristocrazia femminile — vediamo dapprima se è possibile stabilire fra noi i preliminari del contratto.
— Ah! si tratterebbe dunque di un contratto...?
— Sicuro! un contratto... di matrimonio, signor marchese. Brevemente: io ho l'onore, signor marchese, di chiedervi la mano di madamigella Enrichetta a nome di mio figlio Edoardo.
— Ah!... vostro figlio Edoardo! — esclamò il marchese impacciato dalla sorpresa — vostro figlio... quel giovane biondo... cioè... m'inganno... mia figlia me ne ha parlato... credo anche di averlo veduto una sera alla veglia di Sua Eccellenza il signor Prefetto... Voi ci andate, non è vero, allo veglie di Sua Eccellenza, il signor Prefetto?
— Poichè il Prefetto viene da noi, sarebbe sconvenienza resistere a' suoi inviti — rispose il De Mauro con affettata indifferenza. — Quanto a mio figlio Edoardo, se non lo conoscete, io vi darò sul di lui conto le informazioni più precise — è un giovane di ventidue anni, perfettamente educato, di indole eccellente; alla mia morte sarà padrone di tutto il fatto mio, circa sei milioni di capitale, e all'atto del matrimonio io sono disposto a costituirgli una rendita annua di lire trentamila — che ve ne pare, signor marchese?...