A scongiurare questo pericolo, Carlo Cattaneo sollecitava gli amici durante quella notte a trasferire in luogo più sicuro il quartier generale; per la ragione che quel luogo, essendo posto in mezzo a due strade, correva pericolo d'essere facilmente assalito e facilmente preso insieme a tutti quelli che vi si trovavano.

Gli amici di Cattaneo, che vegliavano avanti la casa Vidiserti, rispondevano che avrebbero combattuto sino all'ultimo istante e avrebbero ceduta a caro prezzo la vita. Ed essi eran uomini capaci di compiere quanto promettevano; ma ciò poteva loro ascriversi a colpa, per la ragione che l'ardimento irriflessivo può compromettere una rivoluzione; talchè la loro audacia assumeva un carattere delittuoso come quella del soldato che, comandato di una mossa, non obbedisce per lanciarsi contro il nemico ad incontrarvi morte, e compromette così coll'imprudente condotta l'esito di una fazione campale. Cattaneo insisteva nelle sue idee, e cercava dimostrare che il loro dovere di cittadini e di patrioti non era quello di sacrificare insanamente la vita, ma di procurare con tutti i mezzi possibili che la vittoria rimanesse agli insorti.

Tutta la notte si discusse, e soltanto presso al mattino il consiglio di Cattaneo prevalse.

Cernuschi si adoperò allora al trasferimento del quartier generale in casa Taverna, situata nella contrada de' Bigli; la qual via si presentava più adatta a difesa perchè stretta, tortuosa, più facile a barrare in qualunque punto, e col giardino confinante con altri, pel quale era più facile operare una ritirata in caso di bisogno, e trasferire altrove il quartier generale prima che fosse accerchiato.

Cernuschi provvide allora a preparare nella nuova sede tutti i mezzi che si presentavano pella difesa e pell'offesa, nonchè pella ritirata; pella quale ultima si procurò la chiave di un cancello che si apriva dietro ai giardini, e che corrispondeva colla contrada del Morone, di faccia alla casa di Alessandro Manzoni. Quindi fece traforare il recinto del giardino Belgioioso.

Trasferito così in casa Taverna il quartier generale, Cernuschi provvide alla sorveglianza esterna onde non venir sorpresi. Pose sentinelle sui muri dei giardini, e provvide alle necessarie barricate.

O' Donell, tradotto m casa Taverna, tentò i propositi audaci de' combattenti col proporre mediazioni di pace, ostentando il paterno affetto dell'imperatore:—i cittadini non lasciaronsi però lusingare dalle seducenti promesse;—francamente le respinsero,—ognuno gridando: «No! No! la rivoluzione incominciata dover proseguire qualunque fosse per riuscirne l'esito: essere pronti i Milanesi ad incontrare tutti la morte, a ceder non mai alle lusinghe di un governo che per trent'anni aveali oppressi, scherniti, ingannati: confidare in lor santa causa, nel lor coraggio e nella protezione de' popoli amici, i quali sarebbero accorsi in lor ajuto.»

Alla Direzione di Polizia intanto si provvedeva ai possibili casi di una vittoria, che si prevedeva, da parte degli insorti. Era costume della polizia austriaca di provvedere alla sicurezza degli impiegati più devoti ad essa ed a compromettere con artificii satanici gl'impiegati di cui diffidava ed anche i cittadini più influenti. A ciò conseguire, Torresani ordinò che s'abbruciassero tutte le carte che rivelassero i fatti della polizia, e quelle che potessero compromettere i suoi più fidati funzionarii, facendo nello stesso tempo stendere note false di delatori coi nomi di cittadini influenti, commisti ai nomi de' funzionarii che non godevano ancora la sua fiducia: con tale confusione di nomi di impiegati a cui si notavano fatti falsi, ma odiosi verso la popolazione, con nomi di cittadini ritenuti nella società per patrioti, egli sperava giungere allo intento di toglier fede a' proprii impiegati se passavano nelle file degli insorgenti, e di screditare cittadini onesti e liberali che avrebbero potuto influire potentemente nella insurrezione.

In tal modo otteneva un altro intento; quello di gittare la diffidenza, che dissolve, nelle file de' rivoluzionarii. Questo fatto che ci viene attestato dagli storici contemporanei e dallo stesso Cattaneo nel suo Archivio triennale delle cose d'Italia, pur si riprodusse nel 1859, coprendosi di obblio le opere inique di vecchi impiegati di polizia, i quali, essendo state bruciate le carte che li riguardavano, potevano simulare con sfacciata impudenza d'esser stati liberali; comechè l'Austria promovesse facilmente a stipendio in polizia uomini che fossero liberali! Col lasciar false note invece di onesti cittadini, tentava snervar la forza del partito liberale. Il fuoco però che Torresani appiccò alle carte compromettenti, poco mancò che col suo fumo non soffocasse i poveri carcerati della polizia, i quali a squarciagola gridavano che si aprissero le finestre.