Nè l'Uboldo, che amava come parenti quelle reliquie d'un'età remota, si dolse del gravoso sacrifizio che la patria gli domandava, e volonteroso cedette le armi al bisogno imperioso della sua terra ... Furon pure spogliate le sale d'armi antiche e moderne (di molto valore) di Pezzoli, l'armeria degli I. R. Teatri, ecc.

Difettose eran l'armi da fuoco all'uso della guerra, ma difettose ben più eran le munizioni; in un momento però si cercò provvedervi nel modo e colle forze che si avevano. Il chimico Calderini, in casa Borromeo, altri in casa Calvi, in Bocchetto, fabbricavan polvere: lo speziale Ballio, alla corsia della Palla, preparava cotone fulminante e buona polvere. Altrove fabbricavansi palle. Il tutto distribuivasi poi ai combattenti.

Distinzioni sociali non dividevano il popolo: il ricco fraternizzava coll'operajo: ognuno attendeva colle provvisioni che aveva a preparar cibi pei combattenti non solo, ma pelle famiglie loro ben anco.

Il Codice penale era scritto sui muri: MORTE AI LADRI! MORTE ALLE SPIE! E la rivoluzione di Milano si mantenne illibata da ogni rapina, da ogni furto: si invadevano i pubblici uffici onde prenderne possesso: ma nulla si toccava, niuno osò mai appropriarsi il valore di un soldo. Anzi moltissimi sono gli esempi di valori ritrovati da poveri operai e scrupolosamente consegnati all'Autorità.

Il sentimento religioso rafforzava gli animi nello sfidar la morte, perchè la rivoluzione era stata benedetta dal pontefice Pio IX e dall'arcivescovo di Milano. Il clero lombardo dimostrò sentimenti eminentemente liberali, e si prestò come ogni altro cittadino in que' supremi bisogni della patria. Ciò valga a sbugiardare coloro che gridan la croce contro il clero in genere, senza distinzione di reazionarii e di veri ministri di Dio. Ci basti citare alcuni nomi di questi per suffragare la nostra asserzione. Giovanni Besesti, coadjutore nella parrochia di S. Calimero, animava i combattenti alla pugna e raccoglieva i feriti nei luoghi ove più accanita disputavasi la lotta di sangue. Giuseppe Volonteri, cappellano di S. Celso, ajutò a scacciare i Croati dalla caserma di S. Apollinare. L'abate Malvezzi non curò i pericoli delle fucilate nel soccorrere i feriti e nel sorvegliar la costruzione delle barricate. Il canonico Vimercati ed i sacerdoti Groppetti, Airoldi, Zerbi, Marcionni, Mauri, Bianchi e molti altri condivisero col popolo la difesa delle barricate. I sacerdoti Carlo Ferrario, Lorenzo Denna e Ambrogio Decio consacraronsi a ricoverare le famiglie fuggenti dalle case devastate dal cannone tedesco, ed a provvederle di pane. Il sacerdote Lattuada si consacrò alla cura de' feriti. Nella contrada di S. Romano, allorchè gli Austriaci s'accinsero ad atterrare le porte di casa Tinelli, un canonico di S. Babila fece schioppettate contro i militari, uccise l'ufficiale che li comandava e li obbligò a ritirarsi. I seminaristi risposero all'appello della patria col trasportare in strada i loro letti, cassettoni, orinaliere ed ogni altro mobile, costruendo fortissime barricate al largo di Porta Orientale, e ponendovisi poscia a difenderle.

Gloriosi esempii di amore, di sacrifizii, di coraggio diedero pure le donne.

La marchesa di Lajatico Rinuccini e la sposa di Giorgio Trivulzio con altre signore si consacrarono in modo ammirabile a curare i feriti, senza risparmio di sacrifizii e di disagi. In casa Borromeo molte donne si erano dedicate a liquefar piombo ed a convertirlo in palle. Altre donne, anche dell'aristocrazia, attendevano con amore e con entusiasmo a preparar filacce e bende; altre, più coraggiose, correvan per le vie devastate dalla mitraglia tedesca a portar soccorsi a' bisognosi. Anche le suore di carità consacravano il tempo che sopravvanzava alla cura de' feriti nello fonder palle. Due popolane si distinsero molto. Luigia Battistotti, nativa di Stradella, d'anni 24, ed abitante in Milano alla Vettabia, fu la prima a costrurre barricata nel suo quartiere: strappata ad un soldato la pistola che impugnava, intimò ad altri cinque d'arrendersi e li fece prigionieri: deposta quindi la gonna, e indossati abiti della compagnia dei fucilieri volontarii sotto il comando di Bolognini, impugnò il fucile e furiosamente combattette, e sempre apparve nelle prime file ove maggiore si presentava il pericolo; e per cinque giorni non abbandonò le armi, nè la pugna.—Giuseppina Lazzaroni, giovanetta delicata, si sottrasse ai parenti mentre più ardeva la pugna, impugnò un fucile e, accompagnata dal fratello Giovan Battista, portossi a Porta Comasina, ove il nemico, numeroso e ben provveduto di artiglieria, manteneva ardente fuoco di fucileria e dei grossi pezzi; là ella affrontò le palle e la mitraglia nemica ed operò prodigiosi fatti di valore. Anche fuor di Milano si dimostrarono amazzoni valorose, fiere spartane; in Acquate Angela Martelli volò al soccorso di Milano con altre quindici donne.

Le barricate improvvisate nel dì precedente, aumentarono considerevolmente nel 19 di marzo e si rafforzarono. Ogni cosa servì alla loro costruzione: carri, carrozze private e di corte, diligenze, letti, casse, panche da chiesa, tavole, sedie, pagliaricci. A Porta Tosa si fecero delle barricate mobili con immensi rotoli di fascine, il cui disegno si dovette a Carnevali Antonio, già professore di matematica e strategia alla scuola militare di Pavia sotto il primo regno italiano, e ch'era stato in que' giorni di rivoluzione nominato alla direzione delle fortificazioni campali: queste barricate cilindriche avevano due grandi vantaggi; per la loro forma eran mobili, potendosi far rotolare in avanti e in dietro; per la connessura di infinite minime parti assumevano una tale elasticità da togliere ogni forza alle palle non solo di fucileria, ma ben anche di cannone: l'incarico di ridurre in esecuzione queste barricate mobili suggerite dal Carnevali, fu affidato al pittore Gaetano Borgocarati. Tra coloro che più meritarono dal paese per l'opera prestata nelle costruzioni delle barricate, non possiam passar sotto silenzio i seguenti: il piemontese Valenzasca, il pittore Bareggi, l'ingegnere Tarantola, il geometra Lilliè, i fratelli Carentico, i seminaristi Giulio Rimoldi, Rosa Verza, Candiani Luigi, Alessandro Ponzoni, e Valentini Gottardo.

In quel giorno cinquecento cittadini milanesi di vita intemerata e d'alti natali, oltre a molti di provincia, vennero arrestati.

Le disposizioni d'offesa da parte dei Tedeschi erano terribili e disposte per tutta la città: le riassumeremo in breve. Fuor di Porta Romana eranvi due cannoni mascherati onde mitragliare l'inerme popolazione che si radunasse sul corso omonimo, e che a' que' giorni era stato ribattezzato per corso Pio, a memoria di Pio IX.—Il palazzo reale e quello di Piazza Mercanti erano ben presidiati, e vi avevan cannoni a lor difesa. Il primo circondario di polizia, esistente sulla piazza Mercanti, fu preso a viva forza dal popolo inferocito nella pugna. La Direzione generale di Polizia era ben presidiata e difesa; ma fu vinta dalle armi popolane: si cercò di Bolza e di Torresani, ma non si scoversero allora.