Ma, rientrati alcuni soldati in quella camera, martoriarono di nuovo il semivivo Roncari, e con inaudita barbarie afferrarono la mano della moglie ridotta quasi fuor di sensi per la disperazione, e, maltrattandola, la costrinsero di strappare al marito le cervella che per le ferite gli uscivano dal volto:—essa quindi cadde svenuta a tanta oltraggiante barbarie!...
Altrove, ma sempre in quel rione, ad un popolano dopo essersi battuto disperatamente e aver uccisi e feriti molti del reggimento Kaiser, venne portato via, combattendo, il dito anulare della mano sinistra: nel mentre gli si fasciava strettamente la ferita non emise un gemito; ma, fasciata che fu, continuò a combattere, mostrando il suo dito ai circostanti, e accompagnando quell'atto colle parole: Una testa-di-legno mi ha fatto saltar via questo povero dito cui tutto ilare riponeva in saccoccia[12].
Sulla piazza del Carmine cadde una bomba: tutti si diedero alla fuga, temendone lo scoppio; la miccia appiccatavi metteva vivide scintille mano mano che abbruciava, avvicinandosi al pertugio; quand'ecco un popolano, mal conformato di gambe, ma pieno d'ardire, lanciarsi d'improvviso vicino alla bomba, e, cadendovi sopra col corpo, soffocare e spegnere la medesima[13].
A porta Tosa gli attacchi furon gagliardissimi sin dall'alba per parte del popolo: verso le ore 10 ant. gli abitanti dei sobborghi tentarono di sorprendere e prendere la polveriera detta della Bicocca; il colpo non avrebbe fallito se Giuda non avesse venduta per poche monete la patria; imperocchè il conduttore della birraria situata sul bastione suggerì alla truppa di entrare nel suo negozio, come luogo che si presentava il più adatto a difendere la polveriera ed a scacciar gl'insorti borghigiani: ciò che si effettuò e la polveriera fu salva! ad onore però del nome italiano dobbiam notare che quel Giuda era un originario tedesco, calato dalle nevose sue contrade per arricchirsi nel nostro paese, e poi ... e poi tradirlo!...
Verso mezzodì arrivò da porta Romana un pezzo di artiglieria scortato da dodici uomini di cavalleria, e si piazzò a porta Tosa: la pugna era accanita: un colpo di cannone colpì il campanile di S. Pietro in Gessate, ma non l'atterrò.—Più tardi arrivarono a porta Tosa altri due cannoni, i quali vennero piazzati avanti la birraria, aprendo tosto il lor fuoco: verso sera la mischia si rallentò, e i popolani s'approfittaron delle tenebre per restaurare le barricate, rinforzarle con nuove opere, e prender posto nelle vicine ortaglie.
A porta Ticinese un fatto d'arme al tenente delle guardie di Polizia al ponte delle Pioppette procurò armi e munizioni al popolo.—Alla Vettabbia si combattette per alcune ore contro soldati del reggimento Reisinger, cinque dei quali furon fatti prigionieri per opera di una donna; della Battistotti di cui abbiam già parlato.—A S. Calocero cento soldati che stavano a guardia della casa Orelli, in cui alloggiava il lor colonnello, tennero vivo per tutto il giorno il fuoco di fucileria: il popolo, nel dar loro l'attacco, potette togliere ad una compagnia di soldati due forgoni carichi delle robe del colonnello e il cavallo carico di munizioni da guerra destinate ai cento soldati di guardia alla casa Orelli: l'ufficiale fu ferito e steso al suolo, diversi soldati rimasero feriti, gli altri fuggirono: fra que' popolani combattenti si distinsero Giacomo Colombo, Borletti, e Biancardi.—Altrove in porta Ticinese si distinse molto anche Giovanni Onetti che pugnò disperatamente tutto il giorno.
A porta Vercellina (ch'era quella che oggi chiamasi porta Magenta) pur vi si combatteva. Nella contrada di S. Vicenzino, e precisamente ov'essa forma angolo coi Cavenaghi, venne costrutta una barricata; e l'opera costò molte fatiche e molto sudore, per la ragione che dal Castello i soldati tiravano fucilate continuamente. Nella costruzione vi si adoperarono cestoni di vimini, i quali venivan man mano riempiuti di ciottoli e sostenuti colle lastre di granito dalla strada, che si erano levate appositivamente.
Il davanti venne foderato con terra e con sacchi ripieni di cascami di bozzoli. Per ultima operazione fu legata insieme con grosse catene di ferro. Verso le ore tre pomerediane i Tedeschi appostarono contro la barricata due cannoni e vi diedero fuoco: ciò non intimorì i difensori della barricata, che al grido di W. L'Italia! W. Pio IX sostennero intrepidi l'urto, ed obbligarono il nemico a ritirarsi. Non aveva però egli dismesso il pensiero di ritentarne l'assalto: infatti verso le ore sei pom. egli vi ritornò e ritentò l'assalto battendo prima in breccia coll'artigliera; rimanendovi però frustraneamente sino alle ore 7 e mezzo. Numerati i colpi mandati a questa barricata, si rilevò che dovettero essere 84.—A S. Vittore, verso le ore 2 pom., in una casa del Borgo delle Oche cinque cittadini appiattativi essendo stati scoperti da una pattuglia, furon percossi coi fucili, poscia mutilati, e infine barbaramente trucidati.
Il console di Francia nel conoscere gli atti barbari commessi dai soldati tedeschi, e comprendendo quanti danni avrebbe arrecati ai suoi connazionali un generale bombardamento, del resto parzialmente incominciato, stese la seguente protesta che verso le ore tre e mezzo del 19 marzo spediva a tutti gli altri consoli esteri residenti in Milano, da dirigersi a Radetzky, e che ottenne le adesioni che riscontriamo dalle firme appostevi.
«Signor Maresciallo.