E questa dolce terra di Toscana!

Ma lo scrittore che più si diffuse a trattare dei Bagni di Lucca fu il Montaigne: tanto che io debbo rimandare chi volesse averne contezza a leggere quanto egli ne scrisse nel suo Journal de voyage. Noterò solo che questo suo libro, scritto nella prima parte in francese, comincia proprio al giungere dello scrittore ai Bagni di Lucca l'uso della lingua italiana. E il Montaigne ne dà così la ragione: «Assaggiamo di parlare un poco questa altra lingua, massime essendo in queste contrade dove mi pare sentire il più perfetto favellare della Toscana, particolarmente tra li paesani che non l'hanno mescolato ed alterato con li vicini».

BAGNI DI LUCCA — S. PIETRO A CORSENA: ORATORIO DELLA MADONNA DEL SOCCORSO. BANCHI E POSTERGALI IN LEGNO INTAGLIATO. (SEC. XVII).

Venuto ai Bagni per curarsi di mal de' reni e di calcoli, il Montaigne, nel suo Diario, rende conto giorno per giorno, con ispietato verismo, delle cure che faceva e degli effetti che ne risentiva: ma anche coglieva occasione per descriver luoghi e costumi. È ben noto il suo incontro coll'improvvisatrice Divizia, la quale faceva, com'egli narra, versi di una prontezza la più mirabile che si possa, mescolandovi le favole antiche, nomi delli Dei, paesi, scienze, uomini clari, come se fosse allevata agli studî. Egli ci lasciò inoltre la descrizione dei balli contadineschi cui assisté o che fece fare, regalando galantemente le ballerine più esperte o quelle ragazze che più gli piacevano (una volta regalò un paio di scarpette ad una bella giovane fuori del ballo!) ed elogiando la loro grazia squisita, sì da esclamare: «È bella cosa e rara a noi altri francesi di veder queste contadine tanto garbate, vestite da signore, ballar tanto bene». Parla anche dei prodotti e delle industrie del luogo e della vita a buon mercato che, allora, vi si conduceva: «Si vive qui a bonissimo mercato. La libra di carne di vitella bonissima e tenerissima circa 3 soldi francesi (oggi però costa di più!). Ci fa assai trutte (trote) ma piccole. Ci sono buoni artigiani a far parasoli e se ne porta di qui per tutto. Il paese è montuoso e si trova poche strade pari. Tuttavia ce ne sono d'assai piacevoli: e fino alli viali della montagna sono la più parte lastricati. Feci dopo pranzo un ballo di contadine e ci ballai ancor io per non parer troppo ristretto[1]. In certi lochi d'Italia, come in tutta la Toscana et Urbino, fanno le donne gli inchini, alla francese, delli ginocchi».

VILLA — PANORAMA. (Fot. Pellegrini).

Finalmente, a tacer d'altro, il Montaigne accenna, da acuto osservatore qual era, ai dissidî, alle inimicizie, alle divisioni che furono e sono tuttavia di tanto danno al paese e ch'egli paragona a quelle de' Guelfi e de' Ghibellini, soggiungendo: «Questo loco è pienissimo d'invidi fra li abitatori e d'inimicizie occulte, mortali, conciò che (sebbene) siano tutti parenti».