[(32)] L'educazione de' fanciulli presso gli ebrei antichi sembra esser stata presso che uniforme a quella praticata generalmente dagli Egizj, e da' Greci dell'antichità (ved. Plat. De Repub. 2. & 3.). Essi formavano il loro Corpo colla fatica, e con gli esercizj, e lo spirito con la musica. La fortezza, e l'agilità del Corpo erano da questi popoli considerati come gli oggetti i più fondamentali dell'educazione de' loro propri figli; ed i Greci in particolare le ridussero entrambe in arte che denominarono Ginnastica, per che si esercitavano ignudi; e Ginnasii chiamarono i luoghi ne' quali questi esercizj si facevano.
[(33)] Se non meno in Religione che in coltura di talenti, tutto è pur troppo contraddittorio a' nostri tempi, quale meraviglia, se cotanto frequente mirasi fra noi prendere le pratiche le più ridicole, e le più assurde cerimonie per altrettanti dogmi sacri di religione, e se l'educazione della nostra gioventù, sì depravata, e stravagante, non è ad altro capace che a farne degli esseri torpidi, e macchinali, senza speranza d'instruirli, e d'illuminarli sopra ciò che più importa loro di conoscere, di acquistare? Tale sarà mai sempre il destino infausto di quella, e l'esito infelice di questa, intanto che non faremo servire l'una di appoggio infallibile all'altra, ed entrambe promiscuamente regolate sopra un sistema del tutto differente da quello praticato da noi fino al presente.
[(34)] In tanto che le nazioni (come lo riflette sensatamente Hume) non giugneranno a perfezionare la ragione umana, in darno si lusingheranno di rendere perfetti i loro sistemi religiosi, di megliorare le loro Leggi, e di ristabilire la loro politica. Infatti in un paese dove scarseggiano gli uomini distinti nelle scienze, e nelle Lettere, non vi può essere certamente nè gran politici, nè periti Capitani. D'altronde come persuadersi che un popolo il quale non sa l'arte di scrivere, nè quella di ragionare possa giammai stabilirsi ottime Leggi, e liberarsi, ad un tempo, dal giogo crudele di quella detestabile superstizione, che forma l'eterna ignominia de' secoli? L'esempio memorabile di tanti Legislatori filosofi, provano a sufficienza quanto i progressi della ragione possono contribuire alla felicità pubblica delle nazioni.
[(35)] C'est le propre de l'abitude de changer la face des choses, dice Boulanger (Pens. diver. T. 8. C. 24) les hommes se familiarisent peu à peu avec ce qui les revoltait d'abord; le tems parvient à confondre la mensonge & la veritè; les faussetés les plus demontrées finissent par devenir des faits indubitables pour les ignorants & les paresseux qui font par tout le plus grand nombre. Infatti quando l'errore, o l'impostura ha durato per lungo tempo sopra la terra, acquista una solidità che niuna causa può rimuovere; ciò che molte persone hanno fermamente creduto per vari secoli, pare avere de' fondamenti reali, e tutto l'aspetto di probabilità. Allorchè una volta le traccie dell'impostura sono state cancellate dal tempo riesce più difficile di rinvenirle; ed è così che quasi tutti gli uomini ritrovano più agevole di appigliarsene all'opinione ricevuta che di ricercare penosamente ciò ch'essi dovrebbero pensare.
Ecco le vere genuine cagioni dell'indolenza che gli uomini dimostrano generalmente tutte le volte che trattasi di rendere conto a se stessi de' motivi delle loro opinioni, specialmente tradizionali, essi restano paghi di seguitare il torrente comune. D'altronde, quando il pregiudizio è sostenuto dalla forza, (come lo pensa un politico filosofo) e diventa necessario agl'interessi di un Corpo potente, si rende assai pericoloso di combattere e pochi individui hanno il coraggio di reclamare contro le menzogne che tutto il mondo approva, e che l'autorità sostiene con impegno. Inoltre l'errore quando è abitualmente inveterato passa per verità, e diventa, in mente di coloro che ci si abbandonano, tanto dilettevole com'essa. Noi tenghiamo a' nostri vizi, ed a' nostri pregiudizj; le virtù, e le opinioni che loro sono opposte, ci appariscono ridicole, o dispiacevoli: sono queste disposizioni inerenti alla specie umana, [e le] quali fanno che le nazioni s'identificano a poco a poco colle opinioni le più stravaganti, colle fa[vo]le le più ridicole, e co' più assurdi sistemi.