[(45)] Non si è difensore della verità, dice S. Ambrogio, se dal primo istante che ci è accordata la grazia di ravvisarla, di conoscerla non assumiamo l'impegno commendevole di propalarla fra gli uomini senza riguardovergogna, nè timore: Ille veritatis defensor esse debet qui cum recté sentit loqui non metuit nec erubescit.
Infatti qual dono funesto per l'essere umano sarebbe mai la verità, s'essa non fosse sempre buona a dirsi? Quale appannaggio superfluo riuscirebbe la ragione, se questa fosse fatta per essere cattivata, o subordinata, e non sarebbe un degradare enormemente la specie umana, volendo sostenere sì ripugnanti, e sì assurdi principj? Credere che v'ha delle verità ch'è meglio lasciare eternamente sepolte nel seno della natura, che produrle al chiaro giorno, è lo stesso che favoreggiare l'errore, la barbarie, e l'ignoranza.
[(46)] Il più leggiadro, ed il primo Drammatico dell'Italia (Metastasio) disse con sublime ingegno
Inutilmente nacque
chi sol vive a sostegno
Sia di ciò la verità, a che mai servirebbero tutte le cognizioni le più profonde, tutti i talenti ancora più elevati che potesse l'uomo d'altronde fondatamente vantare, s'egli non impiegasse gli uni ad illuminare i suoi simili, e le altre ad instruirli, e restandosene spettatore neghittoso de' loro smarrimenti non cercasse la via la più pronta e la più sicura di sottrarveli? Ce serait souvent manquer essentiellement à la société que devoir les hommes s'enfouir dans le gouffre des erreurs, sans les soustraire, & les detromper; ci lasciarono scritto i più insigni filosofi del mondo. Quindi è che io presi coraggio di porre sotto gli occhi de' miei connazionali tutto ciò che ho creduto efficace a potere contribuire al loro meglioramento, e imperturbabile, non già perchè io mi reputi il più illuminato fra quelli nè dotato di entrambi gli accennati requisiti necessarj per condurre ad ottimo fine una sì ardua impresa; questo mostruoso egoismo fu sempre mai ripugnante al mio cuore, come affatto straniere alla mia mente, ma indotto dalla sola ragione di conoscere per isperienza quanto basta i loro inveterati travviamenti a questo riguardo.
[(47)] Sono ben pochi quegli uomini, osserva ingegnosamente Elvezio, co' quali la provvida natura sia stata così tiranna di non lasciare loro la capacità conveniente di potere liberamente spiccare nell'una, ovvero nell'altra scienza. Non si può di proposito negare esservi in qualunque mente umana una certa piega, o inerenza per le cognizioni scientifiche, che con agevole maniera può essa da uno studio regolare, scortato già da solidi principj ricevere accrescimento, ed attenzione.
Quindi si può con qualche probabilità fondatamente dedurre che l'ineguaglianza di spirito, che sovente sembra di rimarcare nella varia specie degli uomini, non dipenda d'altra parte se non che o dal Governo più o meno saggio, e illuminato al quale sono sommessi, o dal clima che respirano, o dal secolo più o meno colto in cui nascono, o dall'istruttiva educazione ottima, o perniciosa che loro viene somministrata, o dalla brama più, o meno intensa che hanno essi di distinguersi nella società, o dalle idee più, o meno vaste, e feconde delle quali formano i medesimi l'oggetto principale di ogni loro studio, ed il primo luogo delle loro più assidue meditazioni. Tali sono le cause che si possono assegnare alla diversità de' progressi dell'uomo.