e continua a salire sempre più lento per vie sempre più selvaggie.

Mancano due ore a mezzanotte quand'egli arriva agli spaldi d'un immenso castello ritto sul ciglione d'una rupe. Il giovanetto lega il suo puledro alla massiccia balaustra del ponte levatoio; poi s'appoggia col gomito sulla sella e rimane immobile in quell'atteggiamento qualche minuto. Indi ripiglia a cantare con voce intensa e tremante:

Nacido en Castilla,
Enamorado en Leon,

e un'altra voce più fluida e più bianca risponde:

Nacida en Leon,
Enamorada en Castilla,

e il ponte levatoio è abbassato, ed appare una forma bianca come la voce che aveva cantato, e il giovanetto passa, e s'odono, in fondo al porticato oscuro, mormorar questi nomi:

"Estebano".

"Elisenda".

II.

—Principe, mi apparite più veloce del sogno e più pronto della speranza!