Da quel giorno Ramàr non poté più penetrar nella camera d'Ambra senza rischio per via della guardia del cane e de' suoi latrati che attiravano gente con grande ira dello zingaro e soddisfazione di William Wood.
Avvenne poco tempo dopo ch'io, nell'escir dalla mia camera più tardi del consueto e nell'avviarmi col bull-dog ai trapezi per le esercitazioni del mattino, m'imbattei in un gruppo di dieci o dodici compagni, fra i quali scorsi Ramàr. Ridevano tutti sguaiatamente; ma quando mi videro da lungi, si ricomposero e parvero proseguire una animatissima conversazione in cui ripetevasi spesso la parola "scommessa". Come fui loro d'accosto, Ramàr con piglio allegrissimo mi disse:
—Señora Yao, capiti appuntino. C'è qui Flibbertigibbet (e accennò il clown inglese) che non istima abbastanza il tuo cane.
—Salta lungo, ma non salta alto,—aggiunse strillando il clown.
—Flibbertigibbet scommette che a tre metri d'altezza Gin non coglierebbe un pezzo di lardo,—soggiunse Ramàr.
—Distinguo. Non ho detto un pezzo di lardo,—replicò il clown;—ho detto un pezzo di pane.
Questo "distinguo" sottile fece ridere la comitiva, e lo zingaro ripigliò:
—Vada pel pezzo di pane! Io scommetto un dollaro che Gin a tre metri d'altezza lo coglie, se è Yao stesso che glielo porge.
—Non ne dubito,—dissi io.
—All right! Dollaro per dollaro, acconsento alla scommessa. Dov'è il pane?—gridò il clown.