[106]. Satira A M. Alessandro Campesano.

[107]. Vedi una lettera del Bembo a lui, Opere, t. III, p. 247, col. 2.

[108]. Ediz. cit., vol. II, p. 37. Cfr. Domenichi, Facetie, motti, ecc., p. 312.

[109]. L’argute e facete lettere, di novo ristampate, Pavia, 1567, f. 34 v.

[110]. Notisi che quell’ultimo terzetto deve leggersi così, e non come si ha guasto nelle edizioni castrate. Vedi Rime, poesie latine, eco., di F. Berni, ordinate e annotate da A. Virgili, Firenze, 1885, p. 138.

[111]. Sette libri de Cataloghi, ecc., Venezia, 1552, l. VI, p. 479.

[112]. Libretto stampato nel 1545 e rarissimo. Vedi Luzio-Renier, Contributo alla storia del malfrancese ne’ costumi e nella letteratura italiana del sec. XVI, nel Giornale storico della letteratura italiana, vol. V, p. 425.

[113]. È un zibaldonaccio manoscritto di 317 fogli numerati, e più altri non numerati, che si conserva nella Casanatense in Roma. Ne diede notizia Guido Suster nella Domenica Letteraria del 16 marzo 1884 (anno III, nº 11). L’autore ci avverte egli stesso che cominciò a scrivere il suo libro ai 20 di gennajo del 1589 e lo condusse a compimento gli 8 di giugno di quell’anno medesimo.

[114]. L’autore è Giammaria Cecchi. Fu stampata nel 1582. Il sonetto è del Berni.

[115]. Le lettere, ediz. cit., l. III, lett. 2, p. 163.