[449]. Bandello, Novelle, parte IV, nov. 17.
[450]. Non mancavano, al bisogno, protettori ed intercessori possenti. In Venezia, ogni po’, si lamenta che il mal costume cresce, che la tracotanza delle meretrici passa ogni termine. In una parte del 12 aprile 1543 si dice espressamente le leggi non potersi applicare per «li tanti favori che hanno simil persone di mala e pessima condizione», e in un’altra si ordina che nessun nobile possa in modo alcuno intercedere per persona infame. (Leggi e memorie venete, ecc., pp. 109, 110). Nel giugno del 1532, una certa Vienna, famosa Signora, rea d’aver tolto dalla Pietà una bambina senza licenza, e d’averla poi rimandata in capo di certo tempo, fu assolta dalla Quarantia criminale con 33 voti favorevoli e 5 contrarii: «la qual Viena», dice ingenuamente il buon Sanudo, «avia uno favor grandissimo di nostri zentilomeni, nè meritava per questo esser condanada». (Leggi e mem., ecc., p. 269). La Nora, nei Germini, confessa d’aver rubate certe lenzuola, e dice che meritava d’essere scopata, ma che per la raccomandazione di certi amici che aveva andò immune. Odasi la cortigiana del Du Bellay:
Je n’avois peur d’un governeur fascheux,
D’un barisel, ny d’un sbirre outrageux,
Ny qu’en prison l’on retint ma personne
En court Savelle, on bien en tour de Nonne:
N’ayant jamais faulte de la faveur,
D’un Cardinal, ou autre grand seigneur,
Dont on voyoit ma maison fréquentée:
Ce qui faisoit que j’etois respectée,