Se tra voi chi è il più goffo è il più divino,
E se nell’ignoranza fate i calli,
Che gran cosa se date all’Aretino?
I protettori son degni in tutto del protetto. E in verità, di chi s’ha a stimare più vergognoso il procedere, dell’Aretino, che, dopo averlo vituperato, chiedeva scusa a Clemente VII, o di Clemente VII che, dopo quei vituperii, mandava all’Aretino un onorifico breve? E chi più tristo, l’Aretino che vendeva i servigi e le lodi al duca di Mantova, o il duca di Mantova, che impermalito di non so che, minacciava l’Aretino di farlo ammazzare? Ha ragione dunque il Franco quando, in un terzo sonetto, uscendo dai gangheri, esclama:
O sacre maestà, ch’oggi tenete
Il mondo in mano, o principi preclari,
O becchi svergognati quanti sete!
Di questo dilemma non s’esce: o l’Aretino è migliore della sua fama, o della sua infamia sono partecipi infiniti; e in tal caso non c’è ragione di tirar lui solo fuori del mazzo.
V.
Abbiamo considerato l’Aretino sotto l’aspetto morale; consideriamolo ora sotto l’aspetto letterario. Cerchiamo in lui lo scrittore, vediamo qual sia, e che giudizio si meriti.