[131]. «Keiner jedoch hat diesen Gegenstand so gründlich und erschöpfend behandelt, wie, in unsern Tagen, Leopardi. Er ist von demselben ganz erfüllt und durchdrungen: überall ist der Spott und Jammer dieser Existenz sein Thema, auf jeder Seite seiner Werke stellt er ihn dar, jedoch in einer solchen Mannigfaltigkeit von Formen und Wendungen, mit solchem Reichthum an Bildern, dass er nie Ueberdruss erweckt, vielmehr durchweg unterhaltend und erregend wirkt». Die Welt als Wille und Vorstellung, Ergänzungen; Sämmtliche Werke, Lipsia. 1891, vol. III, p. 675.
[132]. Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez; Prose, p. 307.
[133]. Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 10.
[134]. Dialogo di Timandro e di Eleandro; Prose, p. 371.
[135]. Ingiustissimo mi sembra per ogni rispetto il giudizio di O. Pluemacher quando sentenzia che il Leopardi, i cui scritti (secondo lui) sono pedantescamente infrascati di fastidiosa dottrina (?!), non è filosofo, sebbene si atteggi a filosofo, dacchè la conoscenza di alcuni, o anche di molti sistemi di filosofia, non basta a formare il filosofo (Der Pessimismus in Vergangenheit und Gegenwart, 2ª ediz. Heidelberg, 1888, p. 115). Verissimo questo; ma appunto di sistemi di filosofia il Leopardi ne conobbe assai pochi. Il Sully dovette portare migliore opinione del nostro poeta, giacchè riferisce tradotte nel già citato suo libro sul pessimismo (p. 27) le seguenti parole scritte da esso poeta in una lettera al Giordani (lett. 6 maggio 1825; Epistol., vol. I, p. 547): «Mi compiaccio di sempre meglio scoprire e toccar con mano la miseria degli uomini e delle cose, e d'inorridire freddamente, speculando questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo». Per altro egli rimpicciolisce il concetto quando arcano infelice e terribile della vita dell'universo traduce unblessed and terrible secret of life, tralasciando appunto quella parola universo da cui viene al concetto stesso massima larghezza e veramente filosofica significazione.
[136]. Dialogo della Natura e di un'anima; Prose, pp. 85-6; Dialogo di un fisico e di un metafisico, pp. 124-5; Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio famigliare, p. 144; Detti memorabili di Filippo Ottonieri, cap. II, pag. 262; cap. V, p. 289; Versi Al conte Carlo Pepoli, ecc. ecc. Con sentimento affatto contrario a quello del nostro poeta, il Nietzsche ama la vita per sè stessa, anche se infelice. Cf. Brandes, Friedrich Nietzsche, nel volume Menschen und Werke, Francoforte s. M., 1894.
[137]. Cantico del gallo silvestre; Prose, p. 336.
[138]. Dialogo di Timandro e di Eleandro; Prose, p. 365.
[139]. Dialogo di Plotino e di Porfirio; Prose, pp. 427-8. In una lettera al Giordani (30 giugno 1820; Epistol., vol. I, p. 279) il Leopardi aveva detto che tutto quanto è, è contento di vivere, «eccetto noi che non siamo più quello che dovevamo e che eravamo da principio».
[140]. Paralipomeni della Batracomiomachia, c. IV, st. 24. In una lettera al Giordani (24 luglio 1828; Epistol., vol. II, p. 316), aveva già detto che i popoli «sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini nè dal caso». Tale appunto è il concetto della Ginestra.