Rien n'est beau que le vrai, dit un vers respecté;

Et moi, je lui réponds, sans crainte d'un blasphème:

Rien n'est vrai que le beau, rien n'est vrai sans beauté[154].

E udiamo il Baudelaire: «C'est cet admirable, et immortel instinct du beau, qui nous fait considérer la terre et ses spectacles comme un aperçu, comme une correspondance du ciel... Ainsi le principe de la poésie est, strictement et simplement, l'aspiration humaine vers une beauté supérieure...»[155]. Un filosofo pessimista, il Hartmann, dice la bellezza essere come l'aureola della vita, e non potere avere altro scopo se non di consolare della sventura necessaria e irreparabile. Qual altro scopo è più grande e più utile?

Emanuele Kant scopriva maggior bellezza in un semplice ornato che nella bellissima fra le donne, perchè la bellezza di costei è perturbata da un elemento di finalità. Oh aberrazioni del preconcetto e del sistema! Certamente il Leopardi non vide a quel modo. Per lui la più alta forma della bellezza è per l'appunto la bellezza muliebre. Ma qui è subito necessaria un'avvertenza, molto importante a ciò che dovrà esser detto più innanzi. La bellezza che il Leopardi vagheggia nella donna non è cosa esistente per sè ed in sè; è anzi il riflesso, e come la individuazione, di una bellezza più alta, che il poeta ateo chiama divina; di una vera e propria idea di bellezza, che sarebbe senz'altro una delle idee di Platone, se il poeta non la dicesse talora figlia della propria mente. Se come Dante fosse stato credente, il Leopardi, come Dante, avrebbe detto essere la donna adorata

una cosa venuta

Dal cielo in terra a miracol mostrare.

Rileggansi quei noti versi dell'Aspasia:

Raggio divino al mio pensiero apparve,

Donna, la tua beltà!