Le diable est mort, le diable est mort.

Ma, soggiunge il poeta, sant'Ignazio chiese ed ottenne il posto del morto, ed ereditò l'inferno. Finalmente è da ricordare che Guglielmo Hauff in Germania, e Federico Soulié in Francia, scrissero le Memorie del Diavolo, e che le memorie si sogliono scrivere di chi è morto, non di chi è vivo.

In realtà la scienza, che tante cose uccide, mentre tante altre ne crea, uccide, o finisce di uccidere anche il diavolo, del cui ajuto, se mai ebbe, ora non ha più bisogno. Per essa si avverano le parole memorabili del vecchio Virgilio:

Felice

Chi delle cose la cagion conobbe;

E i terror vani, e il fato inesorabile

Sotto ai piedi si pose, e dell'avaro

Acheronte lo strepito.

Ma che il diavolo sia morto, o moribondo, non si ammette da tutti, e molti s'ostinano a veder l'opera sua (poichè altrove oramai non la possono vedere) negli oscuri fenomeni, o nelle troppo chiare ciurmerie, del magnetismo animale e dello spiritismo: e or è qualche anno la Santità infallibile del Sommo Pontefice Leone XIII, commossa da non so che diavoleria di spiriti e di visioni, onde per due settimane di seguito fecero gazzarra i giornali della Penisola, volse calda preghiera all'arcangelo Michele, perchè volesse impugnar di nuovo la spada formidabile, e gettato ai quattro venti, sopra e sotto la Via Lattea, il grido della battaglia, scendere anco una volta in campo contro l'antico e mal vinto avversario, e torgli il ruzzo dal capo. Beatissimo Padre! Io non so qual risposta sia stata fatta di lassù al vostro invito; ma a che pro turbare i riposi al degno paladino del cielo? L'opera incominciata da Cristo diciotto secoli sono la civiltà l'ha compita. La civiltà ha debellato l'inferno e ci ha per sempre redenti dal diavolo.

Fine.