[418]. Zarncke, Der Priester Johannes, parte 2ª, p. 170.

[419]. Nel poema di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay, Alessandro, dopo essere uscito dalle terre della regina Candace, trova sopra una pietra un occhio umano. Aristotele gli fa vedere come, posto in una bilancia, esso vince di peso qualunque cosa gli si possa contrapporre; ma tosto poi, coperto di un panno, diventa leggerissimo. (Ediz. Michelant, pp. 497-9. Cfr. Gidel, La légende d'Aristote au moyen âge, in Nouvelles études sur la littérature grecque moderne, Parigi, 1878, pp. 370-1). La storia della gemma simbolica è narrata nel Polychronicon di Ranulfo Higden, l. III, cap. 30. Adamo Oleario, il quale viaggiò in Asia negli anni 1633-1639, riferisce una storia persiana della ricerca che Alessandro Magno fece della fontana di giovinezza, con alcune particolarità che credo non si abbiano altrove. L'angelo Raffaele, custode della spelonca ove scaturisce la fonte, porge ad Alessandro una gemma simile nell'aspetto a quella di cui si parla nel racconto latino; ma ciò che poi si dice di essa non accenna a nessuna qualità simbolica. (Voyages très-curieux et très-renommés faits en Moscovie, Tartarie, et Perse, traduits de l'original et augmentés par le Sr. De Wiquefort, Amsterdam, 1727, coll. 865-71).

[420]. Bacher, Nizâmî's Leben und Werke, etc., Lipsia, 1871, pp. 101, 113-5.

[421]. Orl. Fur., c. XXX, st. 109-110. Cf. Rajna, Le fonti dell'Orlando Furioso, Firenze, 1876, p. 464.

[422]. Historia de las cosas notables, ritos y costumbres del gran reyno de la China, etc., ediz. di Roma, 1585, pp. 422-4.

[423]. Pseudo-Callistene, l. II, capp. 39-41; Giulio Valerio, Res gestae Alexandri Magni, ap. Mai, Classici scriptores, etc., t. VII. pp. 193-4.

[424]. De la Villemarqué, Myrdhinn, pp. 25-6.

[425]. Continuazione del poema nel ms. L, II, 14 della Nazionale di Torino. Pel racconto in prosa cf. Dunlop, History of Fiction (1888), vol. I, pp. 306-7.

[426]. Baudouin de Sebourc, ediz. Bocca, Valenciennes, 1841, c. 15.

[427]. Ms. dell'Arsenale di Parigi 2985, p. 632; testo del sec. XIV.