De paradis vient li rius sans fauser.

Il n'est nus hom qui de mere soit nés,

Qui tant soit vieus ne quenus ne mellés,

Que se il puet el ruis ses mains laver

Que lues ne soit meschins et bacelers[131].

Nel già citato Romans d'Alixandre di Lambert li Tors e Alessandro da Bernay la fontana ha la medesima origine, sebbene non troppo se ne intenda il modo:

Li fontaine sordait de l'flun de paradis,

De l'aighe de Deufrate qui départ de Tigris[132].

Nel Trojanischer Krieg di Corrado da Würzburg, Medea usa di un'acqua venuta dal Paradiso terrestre per far ringiovanire il padre di Giasone[133]; e dal Paradiso deriva la fonte che guarisce tutti i mali, della quale si parla nel Titurel di Albrecht[134]. Nell'Arzigogolo del Lasca è ricordata cert'acqua che ha virtù di far ringiovanire e che un tale andò a cercare nel Paradiso terrestre, sul Caucaso, consumando nel viaggio gran parte della vita[135]

Ma della fonte si parla pure, come ho detto, indipendentemente dal Paradiso terrestre. Stefano di Borbone (m. c. 1262) narra, per averlo udito narrare da altri, il caso di un vecchio, il quale avendo, là nelle terre d'oltremare, bevuto, senza intenzione, dell'acqua di certa fonte, tornò subito giovane, ma dopo non potè ritrovar mai più il luogo ov'essa scaturiva[136]. Il Mandeville, che tante cose vide, vide anche questa. Egli dice che la fontana miracolosa sgorga alle falde di un monte, vicino alla città di Polambe; che ha odore e sapore di tutte spezie, e muta l'uno e l'altro a ciascun'ora del giorno. Chi, a digiuno, beve tre volte di quell'acqua guarisce d'ogni male; e gli abitanti di quelle terre vicine, i quali spesso ne usano, vanno esenti da malattie e pajono sempre giovani. Il viaggiatore volle berne ancor egli e credette di sentirsi tutto ringagliardito[137]. Nel Phisiologus di Teobaldo (sec. XI), nei Bestiarii di Filippo di Thaun (sec. XII) e del chierico Guglielmo (sec. XIII), e altrove, è riferita una credenza secondo la quale l'aquila, quando è vecchia, sale verso il sole, e ne' suoi raggi quasi s'abbrucia, poi va in Oriente, s'immerge nell'acqua di certa fontana, e insieme con la giovinezza racquista il vigore perduto[138]. Questa fontana benedetta fu anche fatta sgorgare nel Paese di Cuccagna e nel paese del Prete Gianni. Nella lettera a Emanuele, imperatore d'Oriente, lettera che andò soggetta a tante interpolazioni, il Prete Gianni dice che in un suo palazzo, il quale vince di magnificenza tutti gli altri palazzi del mondo, «scaturisce un fonte che non ha l'eguale per fragranza e per sapore, e che non esce da quelle mura, ma corre da uno a un altro angolo del palazzo, e scende sotterra, e correndo quivi in contraria direzione, ritorna là d'onde è nato, a quella guisa che torna il sole da Oriente a Occidente. L'acqua ha il sapore di quella cosa che colui che la gusta può desiderare di mangiare o di bere, ed empie di tanta fragranza il palazzo come se ci si manipolassero tutte le sorta di balsami, di aromi e di unguenti». Chi la beve con certo modo e regola campa più di trecent'anni, serbandosi sempre in età giovanissima[139].