[181]. Nell'Adam und Heva, di Giacomo Ruff (pubblicato da H. M. Kottinger, Quedlimburgo e Lipsia, 1848), il Padre Eterno descrive egli stesso il Paradiso che si accinge a formare. In un Meistergesang, che nel cod. 2856 della Biblioteca imperiale di Vienna reca il titolo di Klingsor Astromey, un diavolo, incantato da un astrologo, descrive il Paradiso. Nel già citato prologo alla Vengeance de Jésus-Christ, Nerone, trasformato in diavolo, disputando con Virgilio, ricorda l'altissimo muro di carbonchi che chiudeva tutto intorno il Paradiso terrestre.
[182]. Cf. Biese, Die Entwickelung des Naturgefühls im Mittelalter und in der Neuzeit, Lipsia, 1888, pp. 61 sgg. Lo speciale argomento nostro non è del resto svolto in questo libro così largamente come avrebbe meritato.
[183]. Si possono confrontare anche con le descrizioni del Paradiso terrestre, le descrizioni che di giardini incantevoli si hanno nel Roman de la Rose, nelle Selve d'amore di Lorenzo de' Medici, nelle Stanze del Poliziano, nei Lusiadi del Camoens, là dove si narra dell'isola di Teti, nell'Adone del Marino, e altrove.
[184]. E molta ne hanno certi altri luoghi paradisiaci, simbolici e non simbolici, immaginati da romanzatori, da poeti e da moralisti, i quali ebbero molte volte dinanzi alla mente, non solo il mito biblico, ma ancora i miti classici. Un paradiso delle Virtù descrive Alano de Insulis nell'Anticlaudianus. In un poemetto che fu già attribuito a Ildeberto di Lavardin, ma che pare sia opera di Pietro Riga, e che in un codice della Vaticana fu malamente intitolato Descriptio paradisi, si descrive un luogo pieno di meraviglie, che ricorda il Paradiso (Hauréau, Notice sur un manuscrit de la reine Christine, à la Bibliothèque du Vatican, Notices et extraits des manuscrits, t. XXIX, parte II, pp. 245-7). Un paradiso d'amore si descrive nella raccolta intitolata Fabliaux ou Contes du XII e du XIII siècle, traduits ou extraits d'après divers manuscrits du temps, Parigi, 1779-81, vol. II: una descrizione di una specie di paradiso d'amore, con qualche reminiscenza dantesca, si trova nel Paradiso degli Alberti, già citato, vol. II, pp. 341 sgg. Michele Drayton dipinse un paradiso delle Muse nella Description of Elysium. Vincenzo Marenco, in un poemetto anacreontico intitolato Il tempio della Gloria, attribuisce a un'isola, dove sorge esso tempio, tutte le bellezze del Paradiso terrestre. Parecchie isole felici furono immaginate a somiglianza del Paradiso; così una descritta dal Mandeville, l'isola Thyle, già ricordata, e quella famosa Isola Perduta, di cui dovrò parlare più oltre.
[185]. Daniel, Thesaurus hymnologicus, Lipsia, 1855-6, vol. I, pp. 116-7; Du Méril, Poésies populaires latines antérieures au douzième siècle, Parigi, 1843, pp. 131-5.
[186]. Institutio monialis, cap. 15.
[187]. Zwei lateinische Gedichte aus dem Mittelalter, Zeitschrift für deutsches Alterthum del Haupt, vol. V, pp. 463 sgg. La prima di queste poesie è una Visione. Un uomo devoto, attraversati mille pericoli, giunge a un fiume igneo, accavalcato da un ponte, che i giusti passano, ma dal quale i rei precipitano; il solito ponte delle Visioni. In prossimità del fiume è il Paradiso.
Erat autem murus ingens iuxta flumen positus
Et in summitate muri campus amenissimus.
Ipse murus velut eris protendebat speciem