Gli Arabi e i Persiani, che tante favole meravigliose narrano del Macedone, parlano bensì di una spedizione ch'ei fece in cerca della fontana di giovinezza, ma ignorano la sua andata al Paradiso. Solo Nizâmi, il quale fa compiere all'eroe un viaggio nell'Oceano Atlantico, dice ch'ei seppe, da certi selvaggi abitatori d'un deserto posto di là dal mare, come fosse, nella regione dove più non brilla il sole, una città magnifica, abitata da uomini di santa vita, i quali, senza mai invecchiare, vivevano cinquecent'anni; e il poeta conduce l'eroe a una terra felice, posta verso Settentrione, popolata da genti scevre di ogni malizia[420]. A questo proposito non parrà superfluo ricordare come Firdusi narri dell'andata di Rustem all'Alburz.
Di Alessandro Magno, che presunse di assoggettare persino il Paradiso terrestre, ebbe forse a ricordarsi l'Ariosto, quando attribuì il pensiero temerario di così gran conquista al suo Senapo, che ne fu punito con la cecità e con le Arpie. Il Senapo
Inteso avea che su quel monte alpestre,
Ch'oltre alle nubi e presso al ciel si leva,
Era quel Paradiso che terrestre
Si dice, ove abitò già Adamo ed Eva.
Con cammelli, elefanti, e con pedestre
Esercito, orgoglioso si moveva,
Con gran desir, se v'abitava gente
Di farla alla sua legge ubbidiente[421].