[310]. Inf., XXVI, 90 sgg. Che la montagna bruna veduta da Ulisse e da' suoi compagni nell'altro emisfero, debba essere, secondo la intenzione di Dante, il monte del Purgatorio, par certo, malgrado le obbiezioni di qualche commentatore.

[311]. Op. cit., ediz. cit., p. 14.

[312]. Cod. riccardiano 1672, f. 47 r., col. 1ª.

[313]. Pomponio Mela, De situ orbis, III, 6, parla di un'isola del Mar Caspio, denominata Talca, la quale era naturalmente fertilissima, e recava gran copia di frutti e di messi, cui, per altro, il vicino popolo non osava di toccare, stimandoli serbati agli dei.

[314]. Pertz, Scriptores, t. VII, pp. 84-5.

[315]. Mussafia, Sulla leggenda del legno della Croce, Sitzungsberichte der k. Akad. d. Wiss. di Vienna, philos.-hist. Cl., vol. LXIII (1869), pp. 165 sgg.; W. Meyer, Die Geschichte des Kreuzholzes vor Christus, Abhandl. d. k. Akad. d. Wiss. di Monaco, Cl. I, vol. XVI (1881), parte 2ª. Vedi pure Wesselofsky, Altslavische Kreuz- und Rebenssagen, Russische Revue, vol. XIII, pp. 130-52; Köhler, Zur Legende von der Königin von Saba oder der Sibylla und dem Kreuzholze, Germania, anno XXIX (1884), pp. 53-8. Un racconto italiano pubblicò il D'Ancona, La leggenda di Adamo ed Eva, Sc. di cur. lett., disp. 106, Bologna, 1870.

[316]. Giovanni Beleth, nel Rationale divinorum officiorum, cap. De exaltatione S. Crucis; Errada di Landsperg, nell'Hortus deliciarum (Engelhardt, Herrad von Landsperg, Stoccarda e Tubinga, 1818, p. 41); Stefano di Borbone, nel Tractatus de septem donis (Lecoy de la Marche, Anecdotes, etc., p. 425), dissero poi che Adamo era ammalato di gotta.

[317]. Meyer, Vita Adae et Evae, già cit., pp. 14 sgg.

[318]. Cap. 19, ap. Thilo, Op. cit., pp. 685-97.

[319]. Mussafia, Sulla leggenda del legno della Croce, pp. 165-6. In altre leggende l'albero, del cui legno fu fatta la croce, non ha relazione alcuna col Paradiso terrestre. Vedi Meyer, Die Gesch. d. Kreuzh., pp. 106 sgg.